Intervista al Prof. Samir Giuseppe Sukkar, direttore dell’Unità Operativa Dipartimentale di Dietetica e Nutrizione Clinica dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova.
Il colon irritabile — o sindrome dell’intestino irritabile (IBS) — è spesso considerato come un semplice disturbo provocato da stress o cattive abitudini alimentari. Ma ciò che accade realmente nel nostro intestino è molto più complesso. Per comprenderlo meglio, abbiamo intervistato il Prof. Samir Giuseppe Sukkar, tra i massimi esperti italiani di nutrizione clinica, che ci ha guidato in un viaggio dentro uno degli organi più affascinanti e ancora oggi poco compresi.
Intestino: emozioni e microbi dialogano continuamente
Professore, che cosa accade nel nostro intestino quando soffriamo di colon irritabile?
«L’intestino è il nostro secondo cervello ed è strettamente collegato all’area emotivo funzionale del cervello stesso. Esiste una componente emozionale importante che si manifesta, ad esempio, con un’accelerazione o un rallentamento del transito intestinale, oppure con una distensione significativa del viscere. Questo è un aspetto legato al nervo vago, che condiziona notevolmente la motilità viscerale ma anche altri aspetti come frequenza cardiaca, respirazione, sudorazione, ecc.»
Oltre alla componente neuro-emotiva, quali altri fattori intervengono?
«La composizione del microbiota intestinale gioca un ruolo fondamentale. Nel colon convivono circa 10¹⁷ microrganismi — batteri, virus, funghi, talvolta anche parassiti — e la loro composizione influenza in modo significativo il modo in cui l’intestino reagisce agli alimenti. Le fibre alimentari, che dovrebbero essere assunte in quantità pari ad almeno 10-20 g al giorno, rappresentano una fonte importantissima di nutrimento per la flora batterica intestinale. I microrganismi che le metabolizzano producono acidi grassi a catena corta — acetato, propionato e butirrato — fondamentali per la salute del colon.»

E cosa accade quando questo equilibrio si altera?
«Se si verifica un eccesso di proliferazione batterica — quella che chiamiamo overgrowth batterico intestinale — aumenta la produzione di anidride carbonica e componenti solforose derivanti dalla fermentazione dei nutrienti. La CO₂ in eccesso è responsabile della distensione del viscere. In circa il 7-10% della popolazione, esistono polimorfismi genetici dei meccanocettori della parete intestinale che li rendono molto più sensibili alla distensione: è per questo che alcune persone avvertono gonfiore e dolore più intensamente di altre. Questo naturalmente accade quando questi batteri lavorano su fibre provenienti dall’alimentazione normale.»
Esistono fattori scatenanti più specifici?
«Sì. Il colon irritabile può comparire dopo interventi chirurgici o trattamenti farmacologici che alterano l’equilibrio intestinale. Può anche insorgere dopo gastroenteriti batteriche: in questi casi osserviamo squilibri della flora batterica e cambiamenti nella parete intestinale che possono favorire la comparsa dei sintomi.»
Distinguere IBS da malattie infiammatorie croniche intestinali
Molti sintomi del colon irritabile si sovrappongono a quelli delle malattie infiammatorie croniche intestinali (IBD). Come si arriva a una diagnosi corretta?
«La diagnosi si basa sempre su una valutazione completa: anamnesi, esame obiettivo ed esami strumentali. Per le malattie infiammatorie croniche intestinali consideriamo parametri come emocromo, PCR, sideremia e soprattutto calprotectina fecale, indicatore fondamentale di infiammazione. A questi aggiungiamo tecniche strumentali: dall’ecografia intestinale alla colonscopia, fino alla risonanza magnetica (enterorisonanza) che consente di mostrare le anse intestinali.
Nel colon irritabile, invece, mancano alterazioni biologiche o strumentali. I sintomi possono essere intensi, ma gli esami non mostrano danni reali all’intestino. Dopo aver escluso patologie organiche, si procede quindi con la diagnosi di colon irritabile: valutazione del microbiota intestinale, dello scatolo, dell’indolo e test funzionali più specifici.»
Cure e prospettive future
Quali sono oggi le prospettive per la cura del colon irritabile?
«La ricerca si sta muovendo su più fronti. Uno riguarda la corretta modulazione del microbiota tramite nuovi probiotici, che potrebbero offrire benefici importanti. Ci sono poi studi sui meccanocettori — i recettori che percepiscono la distensione di cui abbiamo parlato prima — ma qui siamo ancora in una fase di sviluppo.
Oggi puntiamo soprattutto su strategie consolidate: la dieta low-FODMAP, farmaci antispastici, l’olio di menta (che si è dimostrato efficace nel ridurre il gonfiore) e la modulazione mirata del microbiota.» Il colon irritabile non è, dunque, un disturbo “banale”: è il risultato dell’interazione dinamica tra sistema nervoso, microbioma, alimentazione e fattori emotivi. Per fronteggiarlo serve ascolto, diagnosi accurata e percorsi personalizzati.

