Titoli non verificati e deroghe: il nodo degli operatori sanitari stranieri

Allarme sanitario sollevato in Piemonte: si rischia di essere visitati da medici, dentisti o assistiti da infermieri e fisioterapisti di cui si sa poco o nulla. Titoli non verificati fino in fondo, competenze difficili da valutare e, in alcuni casi, anche dubbi sulla conoscenza della lingua italiana.

Il problema sollevato dall’Ordine dei Medici di Torino

A sollevare il tema è l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Torino, che accende i riflettori sui cosiddetti “invisibili” della sanità regionale. Parliamo di oltre 3.200 professionisti sanitari extra-Ue senza riconoscimento ufficiale del titolo da parte del Ministero della Salute: tra questi più di 500 medici e oltre 160 odontoiatri. Non essendo iscritti all’Ordine, sfuggono anche ai normali controlli. E il numero è in crescita: in un solo anno sono quasi mille in più.

Il problema, però, non riguarda solo il Piemonte. Come sottolineato dal presidente Guido Giustetto, è una questione nazionale che può avere conseguenze concrete sull’organizzazione e sulla qualità delle cure offerte ai pazienti.

I numeri dei sanitari stranieri in Italia

A livello italiano, i medici di origine straniera sono circa 47.600, di cui 24.000 specialisti. Tuttavia, solo una parte lavora stabilmente nel sistema sanitario, mentre molti restano nella libera professione, frenati da burocrazia e tempi lunghi per il riconoscimento dei titoli.

Nel frattempo, la Regione Piemonte continua a fare affidamento su personale formato all’estero per coprire la carenza di organico. Con una determina aggiornata ad aprile 2026, è stato confermato l’elenco dei professionisti autorizzati a lavorare temporaneamente. Una misura straordinaria, nata durante la pandemia, ma prorogata fino al 31 dicembre 2029.

Il punto critico sulla verifica

Il punto critico resta la verifica dei titoli: spesso si basa su autocertificazioni, senza controlli approfonditi sui percorsi formativi. E non sono previsti requisiti stringenti nemmeno sulla conoscenza dell’italiano, fondamentale nel rapporto con il paziente.

Altre regioni hanno già sollevato dubbi su queste procedure. In Lombardia e Veneto, alcune sentenze del Tar hanno messo in discussione sistemi di reclutamento troppo “leggeri”, chiedendo criteri più rigorosi e controlli sostanziali. I professionisti arrivano da aree molto diverse – America Latina, Est Europa, Nord Africa e Asia – con tutte le complessità del caso, inclusi rischi legati a integrazione e stabilità lavorativa.

Caso a parte quello degli odontoiatri: secondo l’Ordine, in Piemonte non esiste una reale carenza nel settore, e il loro inserimento nelle deroghe viene considerato una forzatura. Da qui la richiesta di escluderli dagli elenchi temporanei.

La linea della Regione

Dalla Regione, però, arriva una linea più pragmatica. L’assessore Federico Riboldi riconosce la necessità di superare la logica emergenziale, ma sottolinea anche come, in questa fase, le deroghe siano indispensabili per garantire i servizi. Parallelamente, sono stati avviati percorsi più strutturati, anche attraverso accordi internazionali e collaborazioni universitarie.

Sul fronte lingua, infine, si va verso l’introduzione di una certificazione obbligatoria per attestare la conoscenza dell’italiano, già condivisa con l’Ordine dei Medici. L’obiettivo dichiarato resta quello di trovare un equilibrio tra urgenza e qualità, rafforzando nel tempo i sistemi di controllo, integrazione e qualificazione professionale.

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