L’ospedale del futuro secondo RAISE: robotica, AI e telemedicina I QUI Talk

Obiettivo dello Spoke 2 del progetto RAISE, raccontato da Lorenzo De Michieli, è una sanità più personalizzata.

Un ospedale sempre più digitalizzato, capace di offrire cure personalizzate e di estendere l’assistenza fino alla casa del paziente è il tema affrontato in questa puntata di QUI Talk. È la visione alla base dello Spoke 2 del progetto RAISE (PNRR) dedicato all’assistenza alla persona. Ne parla Lorenzo De Michieli, Direttore del trasferimento tecnologico dell’Istituto Italiano di Tecnologia, che racconta come robotica, intelligenza artificiale e sistemi digitali possano trasformare l’organizzazione della sanità.

“L’obiettivo princiapel è contribuire allo sviluppo dei fondamenti tecnologici dell’ospedale del futuro: una struttura sempre più digitalizzata, capace di offrire cure personalizzate e di precisione. L’idea è quella di un sistema riconfigurabile anche in caso di grandi emergenze, con un nucleo centrale dedicato alle cure ad alta specializzazione affiancato da una rete di presidi territoriali che arriva fino alla casa del paziente”.

L’assistenza sanitaria, quindi, si estenderà anche oltre l’ospedale. “L’ospedale non sarà più soltanto un edificio fisico, ma un sistema distribuito che include territorio e abitazione del paziente. Le tecnologie digitali permetteranno di monitorare la salute a distanza, seguire percorsi di riabilitazione da remoto e intervenire più rapidamente quando emergono segnali di rischio”.

Nel progetto si parla anche di robot per la riabilitazione e l’assistenza. De Michieli approfondisce: “Abbiamo sviluppato robot dedicati alla riabilitazione e all’assistenza della persona, alcuni utilizzabili anche a distanza. Questo permette di seguire i pazienti nel loro percorso di recupero senza che debbano necessariamente spostarsi in ospedale. Alcuni robot, ad esempio, sono in grado di dialogare con le persone adattandosi al loro stato cognitivo e di salute, favorendo benessere e socialità, soprattutto negli anziani”.

E vi sono tecnologie he trovano applicazione anche in sala operatoria con “modelli tridimensionali degli organi del paziente”.

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