Fughe sanitarie, la Liguria prova a invertire la rotta: pronto un piano per frenare la mobilità fuori regione

La Liguria continua a fare i conti con il fenomeno delle fughe sanitarie, un tema che resta centrale nel nuovo Piano sociosanitario in fase di elaborazione da parte di Atsl. Una situazione delicata, soprattutto in alcuni territori, sulla quale arrivano però i primi interventi concreti per tentare di ridurre il numero di pazienti che scelgono di curarsi fuori regione.

Il punto del direttore generale di Atsl Liguria

A fare il punto è il direttore generale di Atsl Liguria, Marco Damonte Prioli, che annuncia l’introduzione di due misure straordinarie pensate per contenere la mobilità passiva. «Stiamo già intervenendo, in particolare sul fronte ortopedico e riabilitativo, dove iniziano ad arrivare i primi segnali incoraggianti», spiega.

L’allarme era stato rilanciato anche dal segretario regionale del Pd Davide Natale, che aveva evidenziato numeri particolarmente pesanti: la situazione più critica riguarda la provincia della Spezia, con 1.426 prestazioni fuori regione ogni mille abitanti. Dati elevati anche a Savona (1.012), Tigullio (661) e Imperia (652).

Fughe sanitarie, investimenti da parte dell’Atsl

Tra le prime mosse messe in campo da Atsl c’è un investimento superiore ai 68 milioni di euro per il biennio 2025-2026, destinato al recupero delle attività riabilitative con l’obiettivo di limitare soprattutto le partenze legate al settore ortopedico. Parallelamente, la Regione sta lavorando a nuove intese con Lombardia, Emilia-Romagna e Piemonte, oltre all’accordo già esistente con la Toscana, per creare percorsi condivisi sulle prestazioni chirurgiche a bassa complessità. L’obiettivo dichiarato è quello di iniziare a invertire la tendenza entro la fine del 2026.

La Spezia rappresenta uno dei casi più particolari. «La vicinanza geografica con la Toscana ha sempre inciso sul fenomeno – spiega Damonte Prioli – soprattutto nei comuni di confine della Val di Magra». Una quota importante della mobilità passiva è infatti legata proprio alla prossimità territoriale.

Le prestazioni più richieste fuori regione

Nel dettaglio, tra le prestazioni più richieste fuori regione emergono gli interventi di chirurgia protesica ortopedica, mentre sul fronte specialistico il dato più delicato resta quello della radiologia.

Intanto, però, arrivano alcuni segnali di crescita. Dall’Area 5 fanno sapere che nel 2025 l’attività chirurgica è aumentata del 6,7% rispetto all’anno precedente. Inoltre, l’introduzione di un nuovo macchinario per la risonanza magnetica ha portato, nei primi quattro mesi del 2026, a un incremento della produzione del 24%. Numeri che, nelle intenzioni, potrebbero rappresentare i primi passi per provare a ridurre un fenomeno che da anni pesa sulla sanità ligure.

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