La Liguria continua a registrare numeri preoccupanti sul fronte della mobilità sanitaria passiva. I dati più recenti, inseriti nella bozza del nuovo Piano sociosanitario regionale, mostrano una situazione che supera la media nazionale e mette in evidenza forti differenze tra i territori. Il caso più critico resta quello dello Spezzino, che si conferma l’area con il maggior numero di cittadini costretti a rivolgersi ad altre regioni per visite, esami e cure.
Fughe sanitarie, la situazione in Liguria
Nel dettaglio, la media ligure delle prestazioni effettuate fuori regione raggiunge quota 727 ogni mille abitanti, un dato nettamente superiore a quello nazionale. Ma è l’ex Asl 5 della Spezia a far segnare il record: qui le prestazioni svolte oltre i confini regionali arrivano a 1.426 ogni mille residenti. Numeri elevati anche nel Savonese, dove si registrano 1.012 prestazioni ogni mille abitanti. Più contenuti i dati dell’Imperiese (652) e dell’area Tigullio (661).
Dati significativi anche sul fronte ricoveri
Il fenomeno non riguarda soltanto visite ed esami. Anche sul fronte dei ricoveri emergono dati significativi. Ancora una volta lo Spezzino guida la classifica: circa il 40% dei pazienti sceglie strutture di Toscana ed Emilia-Romagna per interventi e cure. Poco distante il Tigullio, con una mobilità passiva che sfiora il 39%, in parte compensata dalla vicinanza dell’area genovese. L’Imperiese registra un 14,5%, mentre nel Savonese la percentuale sale al 16,5%.
L’analisi contenuta nel nuovo Piano sociosanitario regionale evidenzia come, a eccezione dell’area genovese, una parte consistente dei cittadini liguri continui a rivolgersi a strutture esterne alla regione. La situazione più complessa resta quella dello Spezzino, mentre Genova presenta i dati più positivi.
L’ex Asl 3, infatti, mostra una capacità di risposta decisamente superiore: oltre l’84% del fabbisogno sanitario viene soddisfatto sul territorio e la mobilità passiva extra-regionale si ferma al 10%, la percentuale più bassa della Liguria. Un risultato favorito anche dalla presenza dei principali ospedali e poli ambulatoriali regionali, oltre che dalla forte concentrazione della popolazione.
Le specialità maggiormente in difficoltà
Tra le specialità che registrano il maggior numero di pazienti in uscita spicca la chirurgia protesica elettiva, che perde ogni anno circa 3.500 ricoveri verso altre regioni. Criticità rilevanti emergono anche nell’oncologia ginecologica.
Sui numeri contenuti nella bozza del Piano è intervenuto anche il segretario regionale del Partito Democratico, Davide Natale, che ha criticato l’impostazione della strategia regionale.
«I dati sono impressionanti e richiederebbero interventi straordinari – sostiene – mentre la risposta sembra essere ancora una volta quella di aumentare i carichi di lavoro del personale e accentrare ulteriormente i servizi». Natale contesta anche l’idea di rafforzare i grandi hub sanitari, sostenendo che questa scelta rischi di penalizzare ulteriormente le aree periferiche, dove il fenomeno delle fughe sanitarie è già più marcato.
L’obiettivo del Piano
L’obiettivo indicato dal Piano è ridurre del 20% la mobilità passiva entro il 2030, intervenendo in particolare su ictus, tumori ginecologici, ortopedia elettiva e chirurgia oncologica. Ma il dibattito politico resta acceso e, tra le opposizioni, cresce lo scetticismo sulla reale possibilità di raggiungere il traguardo senza nuovi investimenti strutturali e un piano di assunzioni dedicato.

