Parodontite, l’emergenza silenziosa che colpisce milioni di italiani – Dott. Fabio Currarino

Oltre nove milioni di italiani soffrono di forme gravi di parodontite, una malattia cronica che interessa gengive, osso e tessuti di sostegno dei denti. Nonostante la sua ampia diffusione, la consapevolezza pubblica rimane ancora limitata e molti pazienti scoprono di esserne affetti solo quando il danno è già avanzato.

Oggi, inoltre, la ricerca scientifica ha chiarito che la parodontite non riguarda soltanto la bocca, ma può influenzare anche la salute generale, aumentando il rischio di diverse patologie sistemiche.

Per approfondire il tema abbiamo intervistato il Dott. Fabio Currarino, DDS, Dottore di Ricerca, Prof a.c. di Parodontologia presso l’Università degli Studi di Genova.

Dottore, cos’è la parodontite?

“La parodontite è una malattia infiammatoria cronica di origine batterica causata principalmente dai microrganismi della placca dentale. Colpisce non solo le gengive, ma anche l’osso e i tessuti profondi che sostengono i denti.

Nelle fasi iniziali si manifesta come gengivite, con sintomi lievi come arrossamento, gonfiore e sanguinamento gengivale durante lo spazzolamento. Proprio perché inizialmente è indolore, spesso viene sottovalutata.

Con il tempo, però, l’infiammazione può peggiorare, causando retrazione gengivale, sensibilità dentale, mobilità dei denti, comparsa di spazi tra gli elementi dentari e difficoltà nella masticazione. Nei casi più avanzati può portare alla perdita dei denti: rappresenta infatti la principale causa di perdita dentaria negli adulti”.

Quanto è diffusa questa patologia in Italia?

“La diffusione è molto elevata: intorno ai 40 anni circa un italiano su due presenta segni di malattia gengivale, mentre dopo i 65 anni interessa quasi due persone su tre.

Le forme gravi di parodontite coinvolgono oltre 9 milioni di italiani, ma il numero reale potrebbe essere più alto perché molti casi non vengono diagnosticati precocemente.

A livello internazionale, infatti, gli esperti la definiscono sempre più spesso una vera e propria “epidemia silenziosa”, per la sua capacità di evolvere per anni senza sintomi evidenti”.

Quali sono i principali fattori di rischio?

“Tra i più importanti fattori di rischio troviamo la scarsa igiene orale, il fumo di sigaretta, il diabete, la predisposizione genetica e la mancanza di controlli odontoiatrici regolari.

Anche alcune condizioni sistemiche e determinati stili di vita possono favorire l’insorgenza o accelerare la progressione della malattia. Per questo motivo è fondamentale considerare la salute orale come parte integrante della salute generale”.

La salute orale quindi influisce anche sulla salute complessiva dell’organismo?

“Esatto. Negli ultimi anni la ricerca scientifica ha evidenziato sempre più chiaramente il legame tra parodontite e salute sistemica. I batteri del cavo orale e i mediatori dell’infiammazione possono entrare nel circolo sanguigno e contribuire a uno stato infiammatorio cronico dell’organismo.

Questo meccanismo è stato associato a un aumentato rischio di malattie cardiovascolari, a un peggior controllo del diabete e ad alcune patologie respiratorie.

Anche in gravidanza la parodontite non trattata può portare a complicanze come parto prematuro e basso peso neonatale.

Da queste evidenze è nata la cosiddetta ‘periomedicina’, disciplina che studia il rapporto tra salute orale e salute generale”.

Anche ambiente e stile di vita possono incidere?

“Sì. Alcuni studi recenti stanno valutando il possibile ruolo di fattori ambientali come inquinamento atmosferico, caldo intenso e disidratazione. La riduzione della saliva, ad esempio, può compromettere una delle principali difese naturali della bocca contro i batteri.

Sono aspetti ancora in fase di approfondimento scientifico, ma che confermano come la salute orale sia influenzata anche dalle condizioni ambientali e dallo stile di vita”.

È possibile prevenire la parodontite?

“Assolutamente sì. La prevenzione è lo strumento più efficace, perché nelle prime fasi iniziali la malattia può essere controllata in modo molto efficace. Le regole fondamentali sono semplici: spazzolare i denti almeno due volte al giorno, usare filo interdentale o scovolini, sottoporsi a sedute periodiche di igiene professionale e a controlli regolari dal dentista.

La diagnosi precoce viene effettuata dal dentista tramite il sondaggio parodontale, un esame semplice e rapido eseguito con una sonda millimetrata che misura la profondità tra dente e gengiva”.

Chi ha perso denti a causa della parodontite può ricorrere agli impianti?

“Sì, ma solo dopo aver trattato e stabilizzato la malattia parodontale, riportando la bocca in salute.

È importante chiarire che gli impianti non curano la parodontite: sostituiscono esclusivamente i denti persi. Il paziente parodontale mantiene infatti una predisposizione biologica all’infiammazione anche dopo l’inserimento degli impianti.

Se la malattia non viene mantenuta sotto controllo aumenta il rischio di perimplantite, un’infiammazione dei tessuti attorno agli impianti che può portare anche alla loro perdita.

Per questo motivo controlli periodici, igiene orale rigorosa e sedute professionali di mantenimento rappresentano una parte essenziale della terapia”.

Qual è il messaggio più importante da trasmettere ai pazienti?

“La parodontite è una malattia molto comune, ma spesso sottovalutata. Il sanguinamento gengivale non deve mai essere considerato normale.

Intervenire precocemente significa preservare non solo i denti, ma anche la salute generale. La prevenzione, i controlli regolari e una maggiore consapevolezza sono oggi le armi più efficaci contro una patologia tanto diffusa quanto silenziosa”.

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