Il 10% delle donne adulte soffre di acne: un dato che sorprende chi pensa che sia un problema esclusivamente adolescenziale. A peggiorare la situazione, spiega la Dott.ssa Marina Romagnoli, specialista in Dermatologia, contribuisce soprattutto la stagione invernale, quando la pelle diventa più vulnerabile e i batteri responsabili dell’acne possono proliferare più facilmente.
Perché l’acne ricompare (o peggiora) proprio durante la stagione fredda?
“L’inverno è una stagione in cui l’acne tende a riacutizzarsi, soprattutto in chi ne soffriva già. Il sole in estate ha un effetto batteriostatico sul Cutibacterium acnes, il batterio coinvolto nello sviluppo della patologia. In inverno la diminuita foto esposizione permette al batterio di riattivarsi e l’inspessimento epidermico provocato dal sole estivo facilita le condizioni di mancanza di ossigeno, favorevoli al batterio, che è anaerobio (vive cioè in assenza di ossigeno)”.
Il Cutibacterium acnes è presente anche sulla pelle sana: perché diventa un problema?
“È un batterio commensale, normalmente parte del microbiota cutaneo, dove svolge una funzione protettiva. Tuttavia, quando l’equilibrio della pelle viene alterato — da fattori ormonali, eccesso di sebo o stress ambientali — può comportarsi da patogeno opportunista, innescando infiammazione e comparsa di lesioni acneiche.”

Come affrontare l’acne in età adulta, soprattutto nei mesi freddi?
“È importante non sottovalutare la patologia. La terapia deve essere sempre personalizzata: in ambulatorio si possono eseguire trattamenti esfolianti professionali, mentre a casa è possibile utilizzare acidi glicolico, salicilico o altri acidi della frutta. La scelta va fatta dal dermatologo in base al tipo di pelle e al grado di infiammazione.”
Quali sono oggi le principali opzioni non farmacologiche?
“Le alternative ai farmaci sono numerose e molto efficaci, soprattutto se integrate in un piano terapeutico combinato. Tra queste il Peeling chimico, adatto a tutte le fasi dell’acne, aiuta a ridurre comedoni (punti bianchi e neri) e acne infiammatoria con papulo pustole, e contribuisce a migliorare le cicatrici post-acne, favorendo l’assorbimento dei principi attivi e il passaggio di luci. Il needling, che utilizza microaghi sottilissimi per stimolare la produzione di collagene e veicolare principi attivi in profondità, con un effetto rigenerante visibile sulle cicatrici da acne. E ancora, la terapia fotodinamica e biofotonica a luce fluorescente, che sfruttano la combinazione di luce e gel fotoattivatore per ridurre l’infiammazione e il rischio di esiti cicatriziali. Infine, il laser, utile per modulare la secrezione sebacea e migliorare la qualità della pelle; può essere associato ad altri trattamenti per potenziare la penetrazione dei principi attivi.”
È quindi possibile evitare completamente i farmaci?
“La terapia farmacologica può essere spesso ridotta o, in alcuni casi, sostituita. Per i pazienti che non possono o non desiderano assumere antibiotici, isotretinoina o terapie ormonali, l’approccio integrato con tecnologie e trattamenti non invasivi rappresenta oggi una valida e sicura alternativa.”

