Un esame del sangue può rivelare l’età biologica degli organi e prevedere il rischio di malattie

Non tutti gli organi del nostro corpo invecchiano allo stesso ritmo e non tutti hanno la stessa età biologica. Alcuni possono mantenersi più “giovani” nel tempo, mentre altri mostrano segni di deterioramento più rapido, influenzando salute e aspettativa di vita. È da questa osservazione che nasce una nuova ricerca dell’Università di Stanford, pubblicata sulla rivista scientifica Nature Medicine, che apre scenari interessanti nel campo della medicina preventiva.

Il team di ricerca guidato da Hamilton Oh ha sviluppato un innovativo test del sangue in grado di stimare l’età biologica di undici organi e sistemi del corpo umano, oltre a valutare il rischio che possano sviluppare specifiche patologie nell’arco dei successivi dieci anni. Al momento si tratta di una tecnologia ancora in fase sperimentale, ma gli scienziati ritengono che potrebbe diventare disponibile su larga scala entro pochi anni.

Analisi basata sulle migliaia di proteine presenti nel sangue

Secondo i ricercatori, l’analisi si basa sul monitoraggio di migliaia di proteine presenti nel sangue. Questi marcatori biologici permettono di costruire veri e propri “orologi molecolari”, capaci di misurare la velocità con cui le cellule e gli organi invecchiano. Lo studio ha evidenziato che, all’interno della stessa persona, alcuni tessuti possono invecchiare più rapidamente di altri e che questo fenomeno è spesso associato a un maggiore rischio di malattia.

Per arrivare a queste conclusioni, gli studiosi hanno esaminato i dati di oltre 44 mila individui di età compresa tra 40 e 70 anni provenienti dalla UK Biobank, una delle più grandi banche dati sanitarie al mondo. Attraverso l’analisi dei campioni di sangue e delle informazioni cliniche raccolte nel corso degli anni, sono state identificate quasi 3.000 proteine collegate all’attività di organi come cervello, cuore, polmoni, fegato, reni, pancreas, intestino, muscoli, arterie, sistema immunitario e tessuto adiposo.

Incrociando i livelli di queste proteine con l’età anagrafica e la storia clinica dei partecipanti, i ricercatori sono riusciti a determinare quanto ciascun organo fosse biologicamente “giovane” o “vecchio” rispetto alla media.

Tra i dati più significativi quelli riguardanti il cervello

Tra i risultati più significativi emerge il ruolo del cervello, che sembra essere uno degli indicatori più affidabili della longevità. Gli autori dello studio hanno osservato che le persone con un cervello biologicamente più giovane tendono ad avere una maggiore aspettativa di vita, mentre un invecchiamento accelerato di questo organo è associato a un rischio più elevato di mortalità.

Un altro dato interessante riguarda la variabilità individuale: circa una persona su quattro presentava almeno un organo particolarmente giovane o, al contrario, particolarmente invecchiato rispetto alla propria età anagrafica. Una differenza che potrebbe spiegare perché individui della stessa età mostrino condizioni di salute e prospettive di vita molto diverse.

La ricerca rappresenta un ulteriore passo verso una medicina sempre più personalizzata, orientata non solo alla cura delle malattie ma anche alla loro prevenzione. In futuro, strumenti come questo potrebbero consentire di individuare con maggiore anticipo i soggetti più a rischio e intervenire prima che i problemi di salute si manifestino.

Articoli correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Ultimi articoli