Latte crudo, quali sono i rischi per i bambini? 43 casi di sindromi gravi nel 2025

Le possibili infezioni legate al consumo di latte crudo possono avere conseguenze estremamente gravi e, nei casi più severi, risultare anche fatali, soprattutto nei bambini più piccoli. Un tema tornato al centro dell’attenzione dopo la morte di Mattia Maestri, il ragazzo di 13 anni che dal 2017 viveva in stato vegetativo permanente in seguito al consumo di un formaggio prodotto con latte crudo contaminato.

L’episodio riaccende i riflettori sui rischi connessi al consumo di latte non pastorizzato e sulla necessità di adottare particolari precauzioni per proteggere le categorie più vulnerabili. La complicanza più grave associata all’infezione da batteri presenti nel latte crudo è la sindrome emolitico-uremica (Seu): nel 2025 in Italia sono stati registrati 43 casi, distribuiti in 15 regioni, tutti riguardanti bambini di età inferiore ai 15 anni. Il periodo estivo rappresenta inoltre la stagione nella quale il rischio aumenta maggiormente.

L’allarme degli esperti sul latte crudo

“In estate bisogna fare molta attenzione sul versante degli alimenti, in particolare al latte crudo, che soprattutto per i bambini più piccoli può essere pericoloso. Questo perchè – spiega Marina Vivarelli, pediatra nefrologa, componente del Consiglio superiore di sanità, in un video sul profilo Instagram del ministero della Salute nell’ambito della campagna ‘Estate in sicurezza’ – all’interno del latte crudo ci possono essere dei batteri. In particolare la tossina Stec, Shiga-tossina di Escherichia coli, che negli adulti e nei bambini più grandi può causare gastroenterite ma nei bimbi piccoli può dare una complicanza piuttosto grave che è la sindrome emolitico-uremica Seu”.

La sindrome emolitico-uremica rappresenta la principale causa di insufficienza renale in età pediatrica e, nelle situazioni più gravi, può provocare manifestazioni neurologiche, coma e persino il decesso.

Attenzione anche a carne, pesce, uova e acqua non controllata

Oltre al latte crudo, gli specialisti invitano a prestare attenzione anche ad altri alimenti e bevande che possono rappresentare un veicolo di infezioni: “bisogna fare attenzione anche ai liquidi non controllati, ad esempio acqua di pozzi, e poi anche a carni, pesci e uova che non siano completamente cotti”.

Anche Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università di Milano La Statale, richiama l’importanza della prevenzione, sottolineando che “particolare prudenza è raccomandata per bambini sotto i 5 anni, donne in gravidanza, anziani e persone fragili, categorie per le quali è preferibile consumare latte e derivati pastorizzati ed evitare alimenti che possono comportare un maggiore rischio microbiologico”.

Che cos’è il latte crudo e quali sono i rischi

Il latte crudo è un latte che non ha subito trattamenti termici superiori ai 40 gradi, come la pastorizzazione o la sterilizzazione. Proprio per questa caratteristica può contenere batteri potenzialmente nocivi per la salute.

Come chiarisce il Ministero della Salute nella pagina dedicata alle domande frequenti, “è generalmente contenuto. Non deve però essere trascurato, specialmente in bambini, anziani e persone immunodepresse”.

Il rischio può essere eliminato attraverso trattamenti termici come la pastorizzazione o la bollitura. Per questo motivo, ad esempio, negli agriturismi il latte crudo non può essere servito tal quale, ma soltanto dopo essere stato bollito. Il Ministero della Salute ricorda inoltre che “è bene accertarsi che il latte sia stato bollito chiedendo, ad esempio, alla persona addetta alla somministrazione della colazione e dei pasti”.

Il monitoraggio dei casi di Seu in Italia

In Italia è attivo un apposito Registro Seu, che raccoglie e monitora i casi di sindrome emolitico-uremica segnalati sul territorio nazionale. Parallelamente, il Ministero della Salute ha pubblicato specifiche linee guida dedicate al “controllo di Stec nel latte non pastorizzato e nei prodotti derivati”, con l’obiettivo di ridurre il rischio di contaminazione e rafforzare la sicurezza alimentare.

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