Nella classifica firmata Newsweek e Statista, dedicata alle eccellenze mediche in tredici specialità, tre strutture italiane conquistano un posto tra le prime dieci al mondo. In tutto sono 42 gli ospedali del nostro Paese presenti in graduatoria.
Sono 42 gli ospedali italiani entrati nella classifica mondiale “World’s Best Specialized Hospitals 2027“, gli ospedali migliori del mondo per specialità, realizzata da Newsweek in collaborazione con Statista e dedicata a tredici aree della medicina: dalla cardiologia alla pediatria, dalla neurochirurgia all’urologia. Tre strutture del nostro Paese si spingono fino alla top ten assoluta: il Policlinico Gemelli di Roma, terzo al mondo per ginecologia e ostetricia; l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, sempre della Capitale, quarto per pediatria; e l’Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, ottavo per neurologia.
Come funziona la classifica
La graduatoria nasce dall’incrocio di tre elementi, ciascuno con un peso diverso sul punteggio finale. La componente più rilevante, che incide per l’85%, è la reputazione professionale: migliaia di medici, operatori sanitari e direttori di ospedali provenienti da oltre 30 Paesi vengono interpellati per segnalare le strutture di riferimento nelle rispettive specializzazioni. Un ulteriore 10% deriva da accreditamenti e certificazioni di qualità, compresi quelli della Joint Commission International e gli standard specifici delle diverse aree assistenziali. Il restante 5% si basa sui PROMs (Patient Reported Outcome Measures), questionari standardizzati con cui i pazienti stessi valutano il proprio stato funzionale e la qualità della vita dopo le cure ricevute.
Il podio azzurro
Tre ospedali italiani si collocano fra i primi dieci al mondo nella propria specialità. Il Policlinico Gemelli di Roma è terzo su 125 strutture censite per ostetricia e ginecologia. Il Bambino Gesù, sempre a Roma, è quarto su 250 ospedali pediatrici. L’Istituto Besta di Milano è ottavo su 150 per la neurologia, un risultato che conferma la sua vocazione di riferimento nazionale per le patologie del sistema nervoso: lo stesso istituto è infatti anche undicesimo su 125 in neurochirurgia.
Cuore e oncologia, i comparti più affollati
Nel settore cardiovascolare l’Italia schiera un buon numero di eccellenze. In cardiologia, su 300 ospedali mondiali gli italiani sono 21, con il Centro Cardiologico Monzino di Milano al 17° posto, seguito dal San Raffaele-Gruppo San Donato (22°) e dal Policlinico Gemelli (27°); completano il gruppo l’IRCCS Policlinico San Donato (51°), il Niguarda di Milano (68°) e il Sant’Orsola-Malpighi di Bologna (70°). In cardiochirurgia le strutture italiane sono 9 su 150, ancora guidate dal Monzino (28°), davanti al San Raffaele (33°), al Sant’Orsola-Malpighi (52°), al Niguarda (62°), al San Camillo Forlanini di Roma (69°), al San Donato (89°) e alle università di Padova (92°) e del Sant’Andrea di Roma (95°).
L’oncologia è il comparto con la rappresentanza più ampia: 15 ospedali italiani su 300 nel mondo. Apre la fila l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (14°), seguito dal Policlinico Gemelli (29°), dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (33°) e dall’Istituto Clinico Humanitas (45°); più indietro si collocano il Pascale di Napoli (75°), il Niguarda (76°), il San Raffaele (85°) e l’Istituto Oncologico Veneto (95°).
Ostetricia, pediatria e altre specialità emergenti
Accanto al terzo posto assoluto del Gemelli in ginecologia, altre sei strutture italiane rientrano nella stessa classifica: il Niguarda (29°), l’Istituto Gaslini di Genova (70°), l’Istituto Nazionale dei Tumori (77°), lo IEO (91°), il San Raffaele (96°) e il Sant’Orsola-Malpighi (97°). In pediatria, su 250 ospedali censiti gli italiani sono 11: dopo il Bambino Gesù seguono l’Istituto Gaslini (26°), l’ospedale di Pesaro (46°), il Buzzi di Milano (61°) e il Meyer di Firenze (62°).
Le altre specialità completano il quadro. In ortopedia, su 150 strutture mondiali gli ospedali italiani sono 8, con l’Istituto Rizzoli di Bologna nono, davanti al Galeazzi-Sant’Ambrogio (47°), al Gemelli (70°) e all’Humanitas di Rozzano (87°). In endocrinologia gli italiani sono 9 su 150, dal Gemelli (29°) fino al 138° posto; in gastroenterologia sono 10 su 175, con il Gemelli undicesimo. Più ridotta la presenza in nefrologia, dove solo due strutture italiane rientrano fra le prime 100 al mondo: San Raffaele (35°) e Gemelli (47°). Chiudono pneumologia, con 8 ospedali su 150 e il Gemelli al 32° posto, e urologia, con 5 su 125 e l’ospedale universitario di Padova al 29°.
Una mappa a due velocità
Guardando alla distribuzione geografica, la Lombardia è la regione più rappresentata con 15 strutture, seguita dal Lazio con 7. Più staccati il Piemonte, con 5 ospedali, e Campania, Toscana e Veneto, con 3 ciascuna: una fotografia che conferma la concentrazione di policlinici universitari e IRCCS nel Nord Italia e nella Capitale.
Al di là dei singoli piazzamenti, il dato che emerge con più forza è la costanza: da anni le stesse strutture — Gemelli, Bambino Gesù, Besta, ma anche Monzino, Niguarda e San Raffaele — tornano ai vertici delle classifiche internazionali. Un segnale che, nonostante le difficoltà strutturali spesso al centro del dibattito sulla sanità pubblica italiana, il Paese continua a esprimere centri di competenza riconosciuti su scala globale in quasi tutte le principali branche della medicina.

