Intervista al Dottor Nicola Ursino, Chirurgo ortopedico specializzato in protesica di anca e ginocchio
Il Dottor Nicola Ursino, Responsabile del Centro di Chirurgia Protesica Avanzata all’IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio di Milano, racconta il caso clinico di un paziente maschio, ottantenne, da sempre sportivo, che negli ultimi anni ha avuto difficoltà a causa di un dolore al ginocchio. “Ecco come siamo arrivati all’impianto di una protesi monocompartimentale”.
Protesi monocompartimentale del ginocchio: quando è indicata e quali vantaggi offre
Un ginocchio che fa male non significa necessariamente che l’intera articolazione sia compromessa. In alcuni pazienti l’usura della cartilagine può infatti concentrarsi in un solo compartimento, mentre le altre strutture articolari risultano ancora ben conservate. È in questi casi che la protesi monocompartimentale può rappresentare un’opzione chirurgica mirata, perché consente di intervenire esclusivamente sulla parte danneggiata, preservando il più possibile l’anatomia e la funzionalità del ginocchio.
È il caso affrontato dal dottor Nicola Ursino, che descrive la storia di un paziente arrivato in visita dopo aver progressivamente perso la possibilità di praticare alcune delle attività che avevano accompagnato la sua vita. Un esempio concreto di come età anagrafica, condizioni articolari e possibilità di recupero debbano essere valutate insieme, senza considerare necessariamente l’avanzare degli anni come un limite all’attività fisica.
Il primo passaggio è stato quello diagnostico, fondamentale per comprendere non soltanto la presenza dell’artrosi, ma anche la sua distribuzione all’interno dell’articolazione.
Protesi monocompartimentale mediale: intervenire solo dove serve
La decisione condivisa con il paziente è stata quindi quella di procedere con una protesi monocompartimentale mediale bilaterale, intervenendo cioè sul compartimento interno di entrambe le ginocchia. A differenza della protesi totale, che sostituisce le superfici articolari di più compartimenti, quella monocompartimentale consente di concentrare l’intervento sulla zona maggiormente danneggiata, quando le condizioni del ginocchio lo permettono.
Per il paziente è stato utilizzato un approccio mini-invasivo associato a un percorso fast track, pensato per favorire una mobilizzazione precoce e un recupero più rapido dopo l’intervento.
L’obiettivo della chirurgia: tornare a muoversi
Il valore di questo caso clinico non sta soltanto nella rapidità del recupero. A 80 anni, il paziente non cercava semplicemente di eliminare il dolore: voleva recuperare la possibilità di muoversi e mantenere uno stile di vita attivo.
La scelta di una protesi monocompartimentale, quando le caratteristiche dell’articolazione la rendono indicata, può permettere di adottare un approccio più conservativo rispetto alla sostituzione completa del ginocchio, preservando le porzioni dell’articolazione ancora sane.

