Vitantonio Lovallo è morto a 112 anni: l’addio a “Zitòn”, l’uomo più anziano d’Italia. Memorie d’un altro secolo

È venuto a mancare a Sarnelli, frazione di Avigliano, l’uomo più anziano d’Italia. Pastore, mulattiere, soldato e prigioniero di guerra, aveva mantenuto fino a tarda età un legame profondo con la campagna e con la sua comunità.

Vitantonio Lovallo, per tutti “Zitòn”, è morto a 112 anni nella sua Sarnelli, piccola frazione di Avigliano, nel Potentino, dove aveva trascorso gran parte della sua esistenza. Aveva festeggiato il compleanno il 25 marzo scorso. La sua lunga vita era diventata negli ultimi anni una testimonianza di un mondo rurale ormai profondamente cambiato: con lui scompare non solo un uomo dalla longevità straordinaria, ma anche un testimone diretto di oltre un secolo di storia italiana.

Una vita legata alla terra

Lovallo era nato nel 1914 e fin da ragazzo aveva conosciuto la fatica del lavoro. Prima pastore, poi mulattiere, aveva iniziato a frequentare i campi ancora giovanissimo, costruendo con la terra un rapporto destinato a durare per tutta la vita. Dopo la guerra, una volta rientrato in Basilicata, era tornato alle sue occupazioni quotidiane e non aveva mai smesso di considerare la campagna una parte essenziale della propria esistenza.

Continuò a occuparsi dei terreni fino a 106 anni. Anche quando l’età avrebbe suggerito di rallentare, Lovallo conservò l’abitudine di uscire, passeggiare e interessarsi personalmente a ciò che accadeva nelle campagne della famiglia. Era una presenza familiare per gli abitanti di Sarnelli e di Avigliano, conosciuto per il carattere mite, il sorriso e una quotidianità rimasta a lungo legata a ritmi semplici.

A questa vita attiva si accompagnava un’alimentazione altrettanto essenziale, basata soprattutto su frutta, verdura e prodotti della terra. Più che una ricetta precisa per la longevità, il suo stile di vita raccontava le abitudini di una generazione cresciuta in un contesto nel quale il lavoro fisico, la sobrietà e il rapporto diretto con il cibo erano parte della normalità.

Guerra in Grecia, prigionia in Germania

Nel corso della sua esistenza, Zitòn visse alcuni dei passaggi più drammatici del Novecento. Chiamato alle armi durante la Seconda guerra mondiale, Lovallo si trovava in Grecia quando, dopo l’8 settembre 1943, fu catturato dalle truppe tedesche. Per lui iniziò così un lungo periodo di prigionia. Fu internato inizialmente sull’isola di Rodi e successivamente trasferito in Germania, dove rimase fino alla fine del conflitto. La liberazione arrivò l’8 maggio 1945, con l’arrivo delle truppe russe.

Quell’esperienza non rimase soltanto un ricordo privato. Lovallo aveva affidato alle proprie pagine scritte parte della memoria degli anni della guerra e della prigionia, lasciando ai familiari una testimonianza personale di un periodo che aveva segnato profondamente la sua generazione. Tornato a casa, aveva scelto di riprendere la vita che conosceva: la famiglia, il lavoro e la campagna.

Il legame con Sarnelli e la famiglia

A Sarnelli Lovallo aveva costruito il centro della propria vita. Qui aveva formato la famiglia e qui era rimasto profondamente legato alle tradizioni e alle persone della comunità. Lascia tre figli e tre nipoti.

Negli ultimi anni, il suo nome aveva attirato anche l’attenzione degli studiosi della longevità. Il primato di uomo più anziano d’Italia era stato riconosciuto a livello internazionale e la sua età era stata inserita nelle classifiche dedicate alle persone più longeve del mondo. Un traguardo che aveva trasformato una vicenda personale in una curiosità seguita anche oltre i confini della Basilicata.

In modo analogo a molti uomini e donne del suo tempo, c’è una discrepanza nei dati riguardanti il vecchio Lovallo. La famiglia ha sempre indicato nel 25 marzo 1914 il giorno in cui era nato, mentre nei registri anagrafici risultava il 28 marzo. Una differenza di appena tre giorni che affonda le proprie radici nelle difficoltà logistiche dell’epoca. Da Sarnelli raggiungere il Comune di Avigliano significava affrontare un percorso di circa venti chilometri attraverso il Monte Carmine, un viaggio che poteva essere compiuto a piedi o a dorso di mulo.

Il ricordo delle istituzioni

La morte di Lovallo ha suscitato il cordoglio delle istituzioni locali e regionali. Il sindaco di Avigliano, Giuseppe Mecca, ha ricordato “Zitòn” come una presenza importante per la comunità e come una memoria vivente del territorio. Il suo percorso, ha sottolineato, era legato alla famiglia, alla terra e ai valori di una comunità che lo aveva visto crescere e invecchiare.

Anche il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi, ha ricordato la figura di Lovallo, sottolineando soprattutto ciò che la sua vicenda rappresentava al di là dell’età raggiunta: il racconto di una generazione che aveva attraversato la guerra, la prigionia e i grandi cambiamenti sociali ed economici del Novecento.

Il suo compleanno, lo scorso marzo, era stato celebrato anche dall’amministrazione comunale di Avigliano con una targa dedicata ai suoi 112 anni. Un riconoscimento che aveva riunito attorno a lui la comunità proprio nel momento in cui raggiungeva un traguardo tanto raro.

L’ultimo saluto

I funerali di Vitantonio Lovallo sono stati celebrati giovedì 17 settembre alle 10.30 nella chiesa di San Vincenzo Ferrer, a Sarnelli. Al termine della cerimonia, la salma è stata tumulata nel cimitero di Lagopesole.

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