Il documento affronta il tema degli acquisti pubblici verdi (Green Public Procurement) nel settore medtech, chiedendo criteri ESG chiari, graduali e verificabili per rendere la sostenibilità una leva di innovazione senza compromettere qualità e sicurezza delle cure.
Confindustria Dispositivi Medici ha presentato il primo documento organico del comparto sul Green Public Procurement: dieci raccomandazioni pensate per orientare la spesa pubblica sanitaria verso soluzioni sostenibili sotto il profilo ambientale, sociale ed economico, senza arretrare su sicurezza ed efficacia clinica. Le indicazioni sono state illustrate martedì 15 settembre a Milano, nella sede di Deloitte, nel corso di un evento che ha riunito centrali di committenza, aziende sanitarie e imprese del settore.
Cosa metto nell’armadietto
Il tema non è marginale: la sanità genera circa il 5% delle emissioni globali, e i dispositivi medici da soli pesano per il 15-25% delle emissioni complessive dei sistemi sanitari, secondo lo studio Decarbonising Healthcare di Medtech Europe. Si tratta però di un comparto tutt’altro che omogeneo: sul mercato europeo circolano oltre due milioni di tecnologie diverse, con esigenze e impatti ambientali che variano da dispositivo a dispositivo. Per questo, secondo l’associazione, la sostenibilità nel settore non può essere ridotta a un insieme uniforme di requisiti certificativi, ma richiede un approccio differenziato e basato su evidenze, che riconosca gli investimenti già avviati dalle imprese anche attraverso un principio di equivalenza tra certificazioni comparabili.
Il documento nasce dall’esigenza di trasformare la sostenibilità da principio generale a criterio concreto, applicabile e misurabile negli acquisti sanitari. Senza un quadro condiviso, avverte l’associazione, i criteri ESG rischiano di frammentarsi su base regionale in Italia e di differenziarsi ulteriormente nel confronto con gli altri paesi europei, moltiplicando gli oneri documentali per le imprese – in particolare per le piccole e medie imprese – senza un beneficio ambientale proporzionato, con possibili ricadute negative sull’equità di accesso alle tecnologie per i pazienti.
No a burocratizzazione, si a innovazione
Il direttore generale di Confindustria Dispositivi Medici, Guido Beccagutti, ha dichiarato: “La sostenibilità è una componente qualificante del procurement sanitario, ma per produrre valore deve essere tradotta in criteri chiari, verificabili e proporzionati. Le nostre 10 raccomandazioni propongono un percorso concreto, che parte dal dialogo con il mercato e dalle evidenze, riconosce le specificità dei dispositivi medici e investe sulle competenze necessarie a costruire gare sostenibili”.
“L’obiettivo – prosegue Beccagutti – è evitare che la sostenibilità si trasformi in burocrazia e farne invece una leva di sviluppo, qualità e innovazione, in dialogo con le istituzioni e con tutti gli attori del procurement. Vogliamo favorire un’evoluzione del procurement che valorizzi chi investe in sostenibilità, senza penalizzare, in questa fase, chi ancora sta costruendo la propria maturità ESG per non creare distorsioni del mercato”.
Un capitolo importante del documento riguarda le competenze: introdurre efficacemente criteri ESG negli acquisti sanitari richiede la capacità di leggere il mercato, conoscere le specificità regolatorie dei dispositivi medici, misurare gli impatti e tradurli in requisiti di gara. Per questo, accanto al confronto istituzionale, Confindustria Dispositivi Medici punta sulla formazione continua: nella stessa giornata è stato presentato anche il nuovo percorso formativo di CDMS, la società di servizi dell’associazione, dedicato al Green Procurement nei dispositivi medici. L’obiettivo dichiarato è costruire una cultura condivisa tra pubblico e privato, come base per arrivare, insieme a tutti gli stakeholder, a metriche comuni e linee guida nazionali di settore.
Le dieci raccomandazioni, in sintesi, indicano di:
- promuovere un dialogo continuo con il mercato prima di introdurre nuovi criteri ESG;
- riconoscere il principio di equivalenza tra certificazioni e rating diversi ma basati su requisiti comparabili;
- definire criteri ESG chiari e verificabili, fondati su evidenze scientifiche e standard tecnici riconosciuti;
- rafforzare la programmazione strategica, partendo dai fabbisogni reali secondo una logica value-based;
- riconoscere le specificità dell’economia circolare, distinguendo reprocessing e refurbishment secondo le normative MDR e IVDR da un generico «riuso»;
- utilizzare l’analisi del ciclo di vita (LCA) come strumento di miglioramento interno alle aziende, non come criterio comparativo di gara;
- introdurre i criteri con gradualità, proporzionata alla maturità del mercato e al quadro normativo;
- monitorare e aggiornare i criteri nel tempo, secondo un approccio orientato ai risultati;
- sostenere linee guida nazionali per un procurement sostenibile e omogeneo su tutto il territorio;
- investire nella formazione continua delle competenze ESG di chi governa e scrive gli acquisti.
Nelle intenzioni di Confindustria Dispositivi Medici, le raccomandazioni non vogliono tradursi in un ulteriore livello di burocrazia, ma diventare uno strumento operativo condiviso tra istituzioni, centrali di committenza e imprese, capace di trasformare la sostenibilità in un fattore di qualità e innovazione nel procurement sanitario, senza penalizzare chi sta ancora costruendo la propria maturità in materia ESG.

