Morbillo, il virus torna a colpire: l’epidemia in Pennsylvania sfiora i 700 casi, l’Europa resta sotto osservazione

Quasi 700 casi e 124 ricoveri nello Stato americano, dove una donna di 40 anni è morta dopo complicanze associate alla malattia. Anche in Europa la circolazione del virus resta significativa: l’Italia è il Paese Ue/See con più casi notificati negli ultimi dodici mesi.

Il morbillo torna a mostrare la sua capacità di diffondersi quando la protezione vaccinale non è sufficiente. In Pennsylvania, dall’inizio del 2026, sono stati confermati 676 casi distribuiti in 37 contee e 124 persone hanno avuto bisogno di un ricovero ospedaliero. Nello stesso contesto è stata segnalata la morte di una donna di 40 anni per complicanze associate alla malattia, mentre il dipartimento della Salute statale sta completando la revisione necessaria per stabilire la classificazione definitiva del decesso. È la terza morte per morbillo che si rileva negli States nel 2026.

Un’epidemia che non riguarda soltanto i bambini

Il caso della Pennsylvania riporta al centro dell’attenzione una malattia spesso associata quasi esclusivamente all’infanzia. Il morbillo, invece, può colpire a qualsiasi età e, in alcune circostanze, provocare complicanze importanti anche negli adulti. L’infezione è causata da un virus altamente contagioso che si trasmette per via aerea. Febbre elevata, tosse, raffreddore e la caratteristica eruzione cutanea sono i sintomi più comuni, ma il decorso può essere più severo. Tra le complicanze rientrano la polmonite e l’encefalite e, nei casi più gravi, anche la morte.

I numeri della Pennsylvania rendono concreto il peso della malattia anche sul sistema sanitario: i 124 ricoveri rappresentano circa il 18% dei 676 casi confermati. Un dato che fotografa non soltanto la diffusione del virus, ma anche la possibilità che l’infezione richieda cure ospedaliere.

La questione della protezione vaccinale

A fornire un’indicazione significativa sulla composizione dell’epidemia è lo stato vaccinale dei contagiati. All’11 settembre, soltanto quattro dei 676 casi registrati in Pennsylvania riguardavano persone considerate adeguatamente vaccinate per la loro età: meno dell’1% del totale.

Il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia, noto come MMR, offre una protezione molto elevata. Secondo le autorità sanitarie statali, due dosi sono efficaci per circa il 97% nella prevenzione del morbillo. Il problema, quindi, non è soltanto l’efficacia dello strumento disponibile, ma la presenza di una copertura sufficiente nella popolazione.

Il morbillo è infatti una delle infezioni più contagiose e può tornare rapidamente a circolare quando aumenta il numero di persone non immunizzate.

L’Italia prima nell’Ue per casi notificati

Il fenomeno non è limitato agli Stati Uniti. I dati più recenti dell’European Centre for Disease Prevention and Control mostrano che, nei dodici mesi compresi tra il 1° agosto 2025 e il 31 luglio 2026, nei 30 Paesi dell’Ue/See sono stati notificati 2.339 casi di morbillo.

L’Italia occupa il primo posto per numero di segnalazioni, con 640 casi, pari al 27,4% del totale europeo. Seguono Bulgaria, con 502 casi, Romania con 310, Spagna con 243 e Francia con 174. Il tasso italiano è stato di 10,9 casi per milione di abitanti, contro una media Ue/See di 5,1.

Nel solo luglio 2026 sono stati notificati 118 casi in Europa: 61 in Bulgaria e 29 in Italia, mentre Spagna e Polonia ne hanno registrati sette ciascuna. L’Ecdc invita comunque alla cautela nell’interpretazione dei dati più recenti, che possono essere modificati a seguito di ritardi nelle segnalazioni o revisioni successive.

La maggior parte dei casi riguarda persone non vaccinate

Anche sul fronte europeo emerge con chiarezza il legame tra circolazione del virus e lacune nella copertura vaccinale. Tra i casi per i quali lo stato vaccinale era noto, il 73,1% riguardava persone che non avevano ricevuto alcuna dose, mentre il 15,8% aveva ricevuto una dose e il 9% almeno due.

I bambini più piccoli risultano particolarmente esposti: il tasso di notifica è stato di 59,3 casi per milione tra i bambini sotto l’anno di età e di 28,6 per milione nella fascia tra uno e quattro anni. In quest’ultimo gruppo, tra i casi con stato vaccinale noto, il 71,7% riguardava bambini non vaccinati.

L’Italia presenta una copertura del 95% per la prima dose, ma scende all’84% per la seconda. L’obiettivo indicato dalle autorità sanitarie internazionali è raggiungere e mantenere almeno il 95% di copertura con entrambe le dosi, livello considerato necessario per ostacolare efficacemente la trasmissione del virus.

Un problema che supera i confini

La recrudescenza del morbillo assume una dimensione ancora più ampia guardando ai dati globali. Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2024 si sono verificati circa 11 milioni di casi e 95 mila morti, soprattutto tra bambini sotto i cinque anni non vaccinati o vaccinati solo parzialmente.

La vaccinazione ha comunque modificato profondamente il bilancio della malattia: tra il 2000 e il 2024 avrebbe evitato quasi 59 milioni di decessi. Ma la protezione resta disomogenea. Nel 2025 circa l’84% dei bambini nel mondo ha ricevuto la prima dose e il 77% entrambe le dosi. Un esempio recente è arrivato dal Bangladesh, dove in primavera l’Oms aveva segnalato una vasta epidemia. Tra il 15 marzo e il 14 aprile sono stati registrati oltre 19 mila casi sospetti, quasi 3 mila confermati in laboratorio e 166 decessi sospetti, 30 dei quali confermati.

Il morbillo come campanello d’allarme

Il ritorno del virus non significa che il morbillo sia diventato più aggressivo rispetto al passato. A renderlo nuovamente visibile è soprattutto la presenza di comunità o gruppi con una protezione insufficiente. È proprio l’eccezionale contagiosità del virus a trasformarlo in un indicatore delle lacune vaccinali: quando aumentano le persone suscettibili, il morbillo è spesso tra le prime malattie prevenibili con un vaccino a riemergere.

La vicenda della Pennsylvania e i numeri europei raccontano dunque la stessa storia da prospettive diverse. Il virus continua a essere controllabile attraverso una vaccinazione adeguata, ma può tornare a diffondersi rapidamente quando la copertura si abbassa. La sfida, per le autorità sanitarie, resta quella di intercettare queste sacche di vulnerabilità prima che diventino nuovi focolai.

Sintomatologia del morbillo

Il morbillo inizia spesso come una comune infezione respiratoria: dopo circa 10-14 giorni dal contagio compaiono febbre, tosse, naso che cola e occhi arrossati. In alcuni casi, all’interno della bocca possono comparire le cosiddette macchie di Koplik – piccole lesioni biancastre o bluastre circondate da un alone rosso, un segno tipico ed esclusivo del morbillo. Dopo qualche giorno arriva il sintomo più caratteristico, cioè un’eruzione cutanea che parte generalmente dal viso e dalla zona dietro le orecchie per poi estendersi al resto del corpo.

Non esiste una cura antivirale specifica utilizzata di routine: il trattamento serve soprattutto ad alleviare i sintomi, con riposo, liquidi e farmaci contro febbre e dolori. La vitamina A può essere indicata soprattutto nei bambini in determinate condizioni. Gli antibiotici non agiscono sul virus, ma possono essere utilizzati se compaiono infezioni batteriche. Nei casi più seri può essere necessario il ricovero.

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