Cuore di tenebra: una ricerca della Tulane University pubblicata dallo European Heart Journal mostra come il rischio di patologie cardiache sia associato ai livelli di luminosità notturna. Una luminosità pari a 3 lux è correlata a rimodellamento (modificazioni della struttura cardiaca) e a un maggior numero di patologie. Il ruolo del ritmo circadiano e i piccoli accorgimenti che riducono il rischio.
La salute cardiovascolare dipende da numerosi fattori, alcuni ben noti come ipertensione arteriosa, fumo, sedentarietà e alterazioni metaboliche, altri ancora oggetto di studio. Tra questi sta emergendo l’esposizione alla luce artificiale durante le ore notturne. Dormire in un ambiente non completamente buio, infatti, potrebbe non influenzare soltanto la qualità del sonno, ma anche i meccanismi che regolano il funzionamento cardiovascolare. Recenti evidenze hanno associato una maggiore esposizione alla luce notturna a modificazioni della struttura e della funzione del cuore e a un aumento del rischio di alcune patologie cardiovascolari.
Come la luce altera la struttura cardiaca
Le evidenze più recenti provengono da una ricerca sviluppata dalla Tulane University della Louisiana, pubblicata di recente dallo European Heart Journal, maturata dall’analisi di 11.071 partecipanti alla UK Biobank. Per una settimana i partecipanti hanno indossato al polso un dispositivo in grado di registrare, tra gli altri parametri, l’intensità della luce presente nell’ambiente. Circa tre anni più tardi sono stati sottoposti a una risonanza magnetica cardiaca, che ha permesso di analizzare con precisione la struttura e il funzionamento del cuore.
I ricercatori hanno osservato differenze tra le persone maggiormente esposte alla luce nelle ore notturne e quelle che trascorrevano la notte in condizioni più buie. In particolare, nei soggetti esposti a livelli superiori a circa 3 lux, una quantità di luce relativamente modesta, la massa del ventricolo sinistro risultava maggiore del 2,4% e lo spessore medio della sua parete dell’1,5%. Allo stesso tempo, la capacità contrattile del muscolo cardiaco risultava ridotta dell’1,9%.
Non si tratta di alterazioni tali da indicare necessariamente una malattia cardiaca già presente. Sono piuttosto modificazioni subcliniche, cioè rilevabili con strumenti diagnostici ma non necessariamente associate a sintomi. Il loro interesse deriva dal fatto che possono rappresentare i primi segnali di un processo di rimodellamento cardiaco, nel quale il cuore modifica progressivamente la propria struttura in risposta a uno stress persistente.
Le alterazioni non riguardavano soltanto il ventricolo sinistro. Sono stati osservati cambiamenti anche nel ventricolo destro e nell’atrio sinistro, insieme a una riduzione della capacità del muscolo cardiaco di deformarsi correttamente durante il battito. L’insieme di questi risultati suggerisce quindi che l’esposizione alla luce notturna possa essere associata a modificazioni più ampie della fisiologia cardiaca.
Lo studio a lungo termine
Il dato diventa ancora più significativo quando si guarda agli eventi cardiovascolari che possono verificarsi nel lungo periodo. In un’analisi che ha coinvolto 73.286 persone, seguite per diversi anni, la maggiore esposizione alla luce durante la notte è risultata associata a un aumento del rischio di diverse patologie.
Rispetto alle persone meno esposte, quelle appartenenti al gruppo con maggiore esposizione presentavano un rischio superiore del 29% di sviluppare scompenso cardiaco e del 15% di fibrillazione atriale. Il rischio risultava inoltre maggiore del 24% per l’infarto miocardico e del 33% per l’ictus. Anche la mortalità cardiovascolare era più elevata, con un incremento del 26%.
Questi numeri non significano che una lampada accesa durante la notte provochi direttamente un infarto o un ictus. Gli studi sono di tipo osservazionale e, quindi, permettono di individuare associazioni ma non di dimostrare un rapporto diretto di causa-effetto. Tuttavia, il fatto che alla maggiore esposizione luminosa siano associate sia modificazioni misurabili del cuore sia una maggiore frequenza di eventi cardiovascolari rende l’ipotesi biologicamente plausibile e meritevole di ulteriori studi.
Il possibile ruolo dell’orologio biologico
Per comprendere il possibile legame tra luce notturna e cuore bisogna considerare il ritmo circadiano, il sistema interno che sincronizza numerose funzioni dell’organismo con l’alternanza tra giorno e notte. La luce rappresenta il principale segnale ambientale utilizzato da questo sistema.
Quando la luce arriva nelle ore normalmente destinate al sonno, può alterare la fisiologica secrezione di melatonina e modificare l’equilibrio tra i sistemi che regolano il riposo e l’attivazione dell’organismo. Tra le possibili conseguenze vi è una maggiore attività del sistema nervoso simpatico, quello che prepara il corpo alla veglia e alla risposta allo stress.
Anche la qualità del sonno sembra avere un ruolo importante. Nell’analisi dei dati, la minore durata del sonno spiegava statisticamente una parte, compresa tra il 24% e il 49%, delle associazioni osservate tra esposizione luminosa e alcune modificazioni cardiache. Questo indica che il disturbo del sonno può contribuire al fenomeno, ma probabilmente non ne rappresenta l’unica spiegazione.
Buio è meglio
Alla luce di queste evidenze, l’ambiente in cui dormiamo potrebbe meritare maggiore attenzione anche dal punto di vista cardiovascolare. Non è necessario pensare alla luce notturna come a una causa diretta di malattia, né è possibile stabilire oggi una soglia di esposizione universalmente sicura. Tuttavia, ridurre l’illuminazione nelle ore dedicate al sonno è una misura semplice.
Oscurare la camera, utilizzare tende che limitino la luce proveniente dall’esterno, evitare di mantenere smartphone e tablet accesi accanto al letto e coprire, quando possibile, i piccoli LED degli apparecchi elettronici sono accorgimenti facilmente applicabili.
Per le persone con fibrillazione atriale o scompenso cardiaco, l’attenzione all’ambiente notturno potrebbe inoltre diventare parte di una valutazione più completa dello stile di vita. La luce notturna non è ancora un fattore di rischio cardiovascolare causale dimostrato, ma le nuove evidenze suggeriscono che rispettare l’alternanza naturale tra luce e buio potrebbe essere un’abitudine semplice da considerare nella tutela della salute del cuore.

