Una possibile svolta nella lotta contro uno dei tumori più difficili da trattare, quello al polmone, arriva dall’Istituto di Candiolo IRCCS. Qui, grazie a uno studio internazionale, è stata testata una combinazione di farmaci biologici capace di far regredire il tumore al polmone nell’80% dei pazienti, senza ricorrere alla chemioterapia.
I risultati, pubblicati sulla rivista The Lancet Oncology, aprono scenari molto promettenti, soprattutto per una delle forme più aggressive della malattia.
Una mutazione finora difficile da colpire
Al centro della scoperta c’è la mutazione KRAS G12C, da anni considerata una delle più complesse da trattare nel tumore al polmone. Lo studio KROCUS ha dimostrato che intervenire contemporaneamente su due fronti può fare la differenza: la combinazione dei farmaci fulzerasib e cetuximab riesce infatti a bloccare i meccanismi che permettono alle cellule tumorali di sopravvivere e sviluppare resistenza. Il risultato? Una risposta clinica mai vista prima in questa categoria di pazienti.
I numeri: risultati concreti e incoraggianti
Il trial ha coinvolto pazienti che non avevano mai ricevuto trattamenti in precedenza. I dati parlano chiaro:
- regressione del tumore nell’80% dei casi
- sopravvivenza libera da progressione media di 12,5 mesi
- diversi pazienti ancora in terapia dopo anni
Numeri che fanno ben sperare e che potrebbero cambiare l’approccio terapeutico nei prossimi anni.
Stop alla chemio: terapie più mirate e meno invasive
Uno degli aspetti più innovativi dello studio è l’assenza della chemioterapia. A differenza delle terapie tradizionali, qui si utilizzano solo farmaci biologici:
- fulzerasib, che blocca direttamente la proteina KRAS G12C
- cetuximab, un anticorpo che inibisce il recettore EGFR, impedendo al tumore di aggirare il trattamento
In pratica, si passa da un attacco “generalizzato” a uno estremamente mirato, riducendo anche gli effetti collaterali più pesanti.
Meno effetti collaterali, più qualità di vita
Dal punto di vista della tollerabilità, i risultati sono altrettanto positivi. Il trattamento è stato ben sopportato dai pazienti e, soprattutto, fulzerasib non ha mostrato le tipiche tossicità epatiche o intestinali osservate in farmaci simili. Gli effetti collaterali principali si limitano a reazioni cutanee generalmente gestibili.
E adesso? Si guarda già alla Fase 3
I dati raccolti sono così incoraggianti che è già in programma uno studio di Fase 3, che confronterà questa combinazione con l’attuale standard terapeutico basato su chemio-immunoterapia. L’obiettivo è chiaro: cambiare definitivamente il modo in cui viene trattato questo tipo di tumore.
Il ruolo chiave della ricerca italiana
Il contributo dell’Istituto di Candiolo IRCCS è stato determinante nello sviluppo dello studio KROCUS. Un segnale forte di come la ricerca italiana riesca non solo a stare al passo, ma anche a guidare l’innovazione, portando rapidamente nuove soluzioni dalla fase di laboratorio alla pratica clinica.

