Tumore al polmone e fumo, primi segnali incoraggianti per le donne in Europa

Lo studio AIRC mostra un calo della mortalità atteso per il 2026

Dopo oltre venticinque anni di crescita costante, arrivano i primi segnali positivi sul fronte della mortalità per tumore al polmone tra le donne nei Paesi dell’Unione europea. Secondo le stime, nel 2026 i decessi diminuiranno di circa il 5% rispetto al triennio 2020-2022, segnando una possibile inversione di tendenza.

Il Regno Unito fa da apripista: qui il calo è iniziato già da diversi anni, anche se i livelli di mortalità femminile restano ancora superiori alla media UE. Alla base di questo miglioramento, sottolinea lo studio, giocano un ruolo decisivo le politiche di contrasto al fumo.

Lo studio e i dati pubblicati

I dati sono stati pubblicati sulla rivista Annals of Oncology e derivano da uno studio che ha stimato i tassi di mortalità per tumore nell’Unione europea e nel Regno Unito in vista del 2026. La ricerca, sostenuta dalla Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, è stata coordinata dall’Università Statale di Milano in collaborazione con le Università di Bologna e Parma.

Il gruppo di lavoro, guidato dal professor Carlo La Vecchia e dalla professoressa Eva Negri, ha analizzato per il sedicesimo anno consecutivo l’andamento della mortalità oncologica dal 1970, considerando i 27 Paesi UE e, separatamente, il Regno Unito. Per quanto riguarda il tumore al polmone, il miglioramento tra le donne interesserà soprattutto le fasce d’età fino ai 64 anni, mentre tra le più anziane i tassi risultano ancora in crescita.

Nel complesso, nel 2026 si stimano circa 1.230.000 decessi per tumore nell’Unione europea. Il tasso di mortalità sarà pari a 114 casi ogni 100.000 uomini (-7,8% rispetto al 2020-2022) e a 74,7 ogni 100.000 donne (-5,9%). Proprio per il tumore al polmone nelle donne, le previsioni indicano una stabilizzazione intorno a 12,5 decessi ogni 100.000 abitanti, con una riduzione del 5%.

“Il tumore del polmone resta la prima causa di morte oncologica in entrambi i sessi nell’UE”, spiegano i ricercatori. Tra gli uomini, però, i tassi continuano a diminuire, pur restando nel 2026 quasi doppi rispetto a quelli femminili. Il fattore determinante resta il consumo di tabacco.

Negli Stati Uniti e nel Regno Unito le donne hanno iniziato a fumare prima rispetto alle europee, ma hanno anche smesso prima. Oggi, la prevalenza del fumo è scesa sotto il 10% in entrambi i sessi, mentre in molti Paesi UE resta più elevata. In Spagna, Francia e Italia, invece, le donne hanno iniziato a fumare più tardi, ma anche la cessazione è avvenuta più lentamente. “Le donne italiane, in particolare, hanno sempre fumato meno rispetto ad altri Paesi europei”, ha spiegato Claudia Santucci, ricercatrice della Statale di Milano e prima autrice dello studio.

Le previsioni sono complessivamente favorevoli nella maggior parte dei Paesi, con alcune eccezioni: nell’UE è atteso un aumento dell’1% dei decessi femminili per tumore del pancreas, mentre nel Regno Unito cresceranno del 3,7% quelli per tumore del colon-retto.

“I nostri risultati confermano quanto il fumo continui a incidere sulla mortalità oncologica”, ha concluso La Vecchia. “Il controllo del tabacco resta il pilastro della prevenzione del tumore al polmone e contribuisce anche a ridurre il rischio di altri tumori. Le politiche antifumo hanno già evitato milioni di morti, ma in Europa la loro applicazione è ancora disomogenea”.

Gli esperti ribadiscono infine l’importanza di misure come l’aumento della tassazione sul tabacco, i divieti di pubblicità, gli spazi liberi dal fumo e i servizi di supporto per smettere di fumare, strumenti fondamentali per consolidare questi segnali di miglioramento.

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