mercoledì, Febbraio 18, 2026

Tumore al polmone: una mutazione genetica migliora la risposta all’immunoterapia

Una recente ricerca ha individuato una mutazione genetica che potrebbe spiegare il motivo per il quale alcuni pazienti con tumore al polmone reagiscono meglio all’immunoterapia. Lo studio, pubblicato sulla rivista Annals of Oncology, è stato condotto da un team internazionale guidato dal Dana-Farber Cancer Institute in collaborazione con l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma.

La mutazione genetica

La mutazione riguarda il gene DNMT3A ed è stata riscontrata nel 5% dei pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule. Questa alterazione genetica sembrerebbe aumentare l’efficacia e la durata della risposta ai farmaci immunoterapici, in particolare agli inibitori dei checkpoint immunitari (PD-1/PD-L1), rendendo i tumori più “visibili” al sistema immunitario.

Immunoterapia come alleato nella cura del tumore

L’immunoterapia rappresenta un’innovazione importante nella cura dei tumori, ma non tutti i pazienti ne traggono beneficio. Capire in anticipo chi può rispondere positivamente a questo trattamento è una delle principali sfide della medicina personalizzata.

“Abbiamo identificato un sottogruppo di pazienti che può beneficiare in maniera particolarmente significativa dell’immunoterapia”, afferma Marcello Maugeri-Saccà, co-autore senior dello studio e ricercatore clinico presso il Clinical Trial Center dell’Ifo. “Questo ci aiuta a orientare meglio le decisioni terapeutiche”.

Anche Federico Cappuzzo, direttore dell’Oncologia Medica 2 dell’Ire, sottolinea l’importanza dello studio: “La comprensione delle alterazioni molecolari nei tumori è fondamentale per selezionare con maggiore precisione i pazienti candidati all’immunoterapia e migliorarne così i risultati”.

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