Quando compaiono sintomi improvvisi come perdita di forza a un braccio, difficoltà nel parlare o deviazione della bocca, il sospetto di ictus deve portare ad agire immediatamente. Ma cosa accade una volta arrivati in ospedale? Quali sono le procedure a cui viene sottoposto il paziente? Lo abbiamo chiesto al Dott. Lucio Castellan, medico specialista nella gestione dell’ictus ischemico e nella fase acuta dell’emergenza neurologica.
Chi è il Dott. Lucio Castellan
Il Dott. Lucio Castellan è direttore dell’Unità Operativa di Neuroradiologia presso l’Ospedale Policlinico San Martino di Genova. Da anni si occupa di diagnosi e trattamento dell’ictus ischemico cerebrale, operando in contesti ad alta specializzazione e collaborando con team multidisciplinari dedicati alla gestione delle emergenze neurologiche.
La sua attività si concentra in particolare sulla rapidità della diagnosi e sull’applicazione tempestiva delle terapie più efficaci, elementi che possono cambiare radicalmente la prognosi del paziente.
Il percorso dedicato in Pronto Soccorso
“Il paziente con sospetto ictus ischemico cerebrale in Pronto Soccorso ha un percorso riservato per accelerare quanto più possibile i tempi della diagnosi e del trattamento”, spiega il Dott. Castellan.
Questo significa che, fin dall’arrivo in ospedale, il paziente segue un iter prioritario. Generalmente vengono eseguiti:
- TAC cerebrale, per valutare eventuali danni o escludere un’emorragia;
- Angio-TAC, per individuare l’eventuale sede di occlusione delle arterie cerebrali.
L’obiettivo è chiaro: identificare rapidamente la presenza di un trombo e capire dove si trova, così da intervenire nel minor tempo possibile.
I trattamenti specifici dopo la diagnosi
Una volta confermata la diagnosi di ictus ischemico, il trattamento dipende soprattutto dalla tempestività con cui il paziente è arrivato in ospedale. “Il paziente che giunge in tempi rapidi al trattamento può essere sottoposto a una fibrinolisi endovenosa sistemica per sciogliere il trombo che occlude l’arteria cerebrale”, spiega il Dott. Castellan.
La fibrinolisi endovenosa consiste nella somministrazione di un farmaco capace di sciogliere il coagulo e ripristinare il flusso sanguigno al cervello. Nel caso in cui l’occlusione riguardi grosse arterie cerebrali, è possibile intervenire con una tecnica endovascolare, chiamata trombectomia meccanica, che permette di rimuovere fisicamente il trombo dall’arteria occlusa attraverso un accesso dall’interno dei vasi sanguigni. Queste procedure, se effettuate rapidamente, possono ridurre in modo significativo i danni cerebrali e migliorare le possibilità di recupero.
Perché il tempo è tutto
Nel caso dell’ictus ischemico, il tempo è cervello. Ogni minuto di ritardo può comportare la perdita irreversibile di milioni di neuroni. Recarsi immediatamente in ospedale alla comparsa dei primi sintomi permette di:
- accedere a un percorso prioritario dedicato,
- effettuare rapidamente gli esami diagnostici,
- ricevere trattamenti mirati,
- aumentare le probabilità di recupero funzionale.
Il messaggio del Dott. Castellan è diretto e senza esitazioni: se riconosci uno dei sintomi dell’ictus, non aspettare. Chiama subito i soccorsi e recati immediatamente in ospedale. Intervenire in tempo può davvero salvare la vita.

