Medicine interne al limite: pazienti sempre più anziani, ma mancano medici e posti letto

Gli ospedali italiani sono sempre più pieni, ma sempre meno adatti a chi ne ha davvero bisogno: gli anziani.

Oggi oltre il 77% dei pazienti ricoverati nei reparti di Medicina interna ha più di 70 anni e convive con almeno quattro patologie croniche. Numeri che raccontano chiaramente come questi reparti siano diventati il cuore della gestione dei pazienti più fragili. Eppure, paradossalmente, sono anche quelli più in difficoltà.

L’indagine della Fadoi sugli ospedali italiani

Secondo un’indagine della Fadoi, condotta su 269 dipartimenti ospedalieri, quasi la metà delle Medicine interne è in overbooking. Tradotto: più pazienti dei posti disponibili. E mentre la domanda cresce, le risorse calano. Manca circa un medico su cinque e anche il personale infermieristico è insufficiente, con carenze che in alcuni casi superano il 30%.

Il risultato? Reparti saturi e pronto soccorso intasati. Due pazienti su tre restano bloccati per ore, a volte giorni, sulle barelle in attesa di un letto libero. Una situazione ormai strutturale, non più emergenziale.

Il problema alla base della Medicina interna

Alla base del problema c’è anche una classificazione ormai superata: la Medicina interna viene ancora considerata a “bassa intensità di cura”. Ma la realtà racconta tutt’altro. Oltre la metà dei pazienti ricoverati necessita infatti di cure a medio-alta intensità, proprio per la complessità dei quadri clinici.

Questa etichetta sbagliata ha conseguenze concrete: meno personale, meno letti, meno strumenti. E quindi, inevitabilmente, meno qualità nell’assistenza.

La fragilità del sistema territoriale

A peggiorare il quadro c’è poi la fragilità del sistema territoriale. Circa il 27% delle giornate di ricovero – oltre due milioni – potrebbe essere evitato con una gestione migliore fuori dall’ospedale. E non solo: il 22% dei posti letto è occupato da pazienti che potrebbero già essere dimessi, ma non lo sono per mancanza di strutture intermedie, assistenza domiciliare o supporto familiare.

Nel dettaglio:

  • nel 45,3% dei casi mancano strutture come gli Ospedali di Comunità
  • nel 27,5% pesano le carenze dell’assistenza domiciliare
  • nel 26,4% incidono le difficoltà delle famiglie dopo le dimissioni

Intanto, i numeri parlano chiaro: il tasso medio di occupazione dei letti sfiora il 99%, con quasi una struttura su due che supera il 100%.

Per chi lavora in corsia, la soluzione è evidente: serve un cambio di prospettiva. La Medicina interna va riconosciuta per quello che è diventata oggi, cioè un ambito a medio-alta intensità di cura.

Come sottolinea il presidente Fadoi Andrea Montagnani, continuare a definirla “bassa intensità” significa accettare organici inadeguati rispetto a pazienti sempre più complessi e fragili. Un disequilibrio che rischia di trasformarsi in un problema sistemico, con ricadute dirette sulla qualità delle cure.

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