Una notizia destinata a far discutere arriva da Venezia: per la prima volta in Italia una ragazza di 20 anni è stata presa in carico da un Servizio per le Dipendenze per una forma di dipendenza legata all’intelligenza artificiale.
La giovane è seguita dal Serd dell’Ulss 3 Serenissima e il caso apre uno scenario completamente nuovo. Non si tratta infatti delle più comuni dipendenze digitali come social, gaming o shopping online, ma di un rapporto sviluppato con sistemi di IA e chatbot.
Intelligenza artificiale, un meccanismo particolare
Secondo gli specialisti, il meccanismo è particolare: l’intelligenza artificiale, imparando progressivamente a conoscere chi la utilizza, riesce a fornire risposte sempre più vicine a ciò che la persona desidera sentirsi dire, creando un legame che può assumere le caratteristiche di una vera relazione emotiva.
Laura Suardi, responsabile del Serd veneziano, ha spiegato che il rischio nasce quando questo rapporto smette di essere un semplice supporto e diventa invece il principale punto di riferimento nella vita quotidiana. E gli esperti lanciano già l’allarme: potrebbero arrivare altri casi simili.
Attenzione alta anche a livello europeo
L’attenzione sul tema è cresciuta anche a livello europeo. Nei giorni scorsi il Servizio di Ricerca del Parlamento Europeo ha pubblicato un report dedicato a salute mentale e intelligenza artificiale, evidenziando tra i possibili rischi per i giovani la dipendenza emotiva dai chatbot e possibili effetti psicologici importanti.
I numeri spiegano il motivo della preoccupazione: secondo i dati Eurostat del 2025, quasi il 64% dei giovani tra i 16 e i 24 anni utilizza strumenti di IA generativa. Un caso isolato o il primo segnale di un fenomeno destinato a crescere? Gli specialisti sembrano avere pochi dubbi.

