La presenza di sangue nelle urine, tecnicamente chiamata ematuria, è un segnale clinico che non deve mai essere sottovalutato. Può essere visibile a occhio nudo oppure rilevata solo tramite esame delle urine. In entrambi i casi è un campanello d’allarme che richiede un approfondimento, come spiega il Dott. Luca Timossi, specialista in Urologia e Andrologia.
Se il sangue compare una sola volta e poi scompare, bisogna comunque preoccuparsi?
“Non bisogna farsi prendere dal panico, ma è fondamentale non ignorarlo. Anche un singolo episodio, magari indolore e di breve durata, può essere il primo e unico segnale di una patologia delle vie urinarie. Il fatto che non si ripresenti non significa che il problema sia risolto”.
Quali sono le cause più frequenti?
“Le cause possono essere molte. Le più comuni sono infezioni urinarie, calcoli renali o ureterali, infiammazioni della prostata o della vescica. Nei pazienti più giovani spesso si tratta di condizioni benigne. Tuttavia, soprattutto dopo i 50 anni o nei fumatori, è necessario escludere patologie più serie, comprese le neoplasie della vescica o del rene”.
Quali esami sono necessari?
“Il percorso diagnostico viene personalizzato. Generalmente si parte con un’ecografia dell’apparato urinario e con esami delle urine. Nei casi indicati si esegue una cistoscopia, che consente di visualizzare direttamente l’interno della vescica. Talvolta può essere utile una TC con mezzo di contrasto per studiare in modo approfondito le vie urinarie”.

C’è una fascia di popolazione più a rischio?
“Sì. Gli uomini sopra i 50 anni, i fumatori e chi ha una storia di esposizione professionale a determinate sostanze chimiche hanno un rischio maggiore di patologie vescicali. Ma questo non significa che i giovani siano esenti da controlli: l’ematuria va sempre valutata, indipendentemente dall’età”.
Qual è l’errore più comune che vede nei pazienti?
“Aspettare. Molti mi dicono: “È passato da solo, quindi ho lasciato perdere”. In realtà, la diagnosi precoce in urologia può fare la differenza in modo significativo, soprattutto nelle patologie oncologiche, dove intercettare il problema in fase iniziale cambia radicalmente la prognosi”.

