Nella nuova puntata di QUI Talk, Rosanna Piturru ha intervistato il Prof. Alessandro Bonsignore, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Genova e coordinatore regionale per i trapianti. Un confronto approfondito su due temi centrali per il futuro della sanità ligure: la riforma del sistema sanitario e la nuova organizzazione della rete trapiantologica.
Una sanità più semplice e accessibile
La riforma sanitaria in Liguria nasce con un obiettivo chiaro: semplificare l’accesso alle cure per i cittadini. L’idea di fondo è quella di unificare le strutture sanitarie territoriali, superando la frammentazione delle precedenti ASL. Un cambiamento che, dal punto di vista del cittadino, dovrebbe tradursi in maggiore uniformità delle prestazioni e in una gestione più efficiente delle informazioni sanitarie.
“Lo spirito della riforma è quello di garantire cure migliori e più accessibili”, spiega il Prof. Bonsignore. Un sistema più integrato, capace di accompagnare il paziente lungo tutto il percorso di cura, da Ventimiglia a Sarzana, senza discontinuità.
Cosa cambia per i professionisti sanitari
Se per i cittadini il cambiamento punta alla semplificazione, per medici e operatori sanitari la riforma apre scenari più complessi. Il primo impatto riguarda il datore di lavoro, con un riassetto organizzativo che potrebbe influenzare anche le prospettive di carriera. Le nuove dinamiche, ancora oggetto di confronto sindacale, potrebbero portare sia a una razionalizzazione delle posizioni apicali sia a nuove opportunità.
Un altro aspetto importante è la mobilità interna: i professionisti potranno spostarsi su base volontaria tra diverse sedi della regione, rispondendo alle esigenze del sistema sanitario o a scelte personali. Un cambiamento strutturale, dunque, che richiederà tempo per trovare un equilibrio definitivo.
La riforma dei trapianti: un passo atteso da anni
Accanto alla riorganizzazione sanitaria, un altro tema fondamentale è quello della riforma della rete trapiantologica, approvata nel dicembre 2025 dopo oltre vent’anni di attesa.
La Liguria, oggi, si colloca in una posizione intermedia a livello nazionale: settima per numero di trapianti in rapporto agli abitanti e decima in termini assoluti. Numeri che mostrano buone basi, ma anche ampi margini di crescita.
La novità principale è la creazione di una vera rete regionale dei trapianti. Un sistema strutturato che introduce figure professionali dedicate esclusivamente al coordinamento del cosiddetto procurement, ovvero l’individuazione dei potenziali donatori.
“Non sarà più tutto lasciato alla sensibilità dei singoli operatori”, sottolinea Bonsignore, ma diventerà un’organizzazione definita, in linea con le richieste del Centro Nazionale Trapianti.
Il valore della cultura della donazione
Oltre agli aspetti organizzativi, la sfida più grande resta quella culturale. Secondo il Prof. Bonsignore, è fondamentale far comprendere ai cittadini un concetto chiave: durante la vita è molto più probabile avere bisogno di un trapianto che diventare donatori. Ampliare la platea dei donatori significa aumentare le possibilità di cura per tutti. Eppure, ancora oggi, esiste una scarsa consapevolezza su ciò che si può donare.
Un esempio significativo riguarda le cornee: oltre il 90% delle persone decedute potrebbe essere un donatore, ma il numero reale resta molto basso. Lo stesso vale per organi come fegato e reni, che oggi possono essere donati anche in età avanzata. Informazione e sensibilizzazione diventano quindi strumenti fondamentali per costruire una cultura della donazione più diffusa e consapevole.
Un sistema più umano ed efficiente
La riforma, sia sul fronte sanitario che su quello dei trapianti, si muove lungo una direzione precisa: rendere il sistema più efficiente senza perdere di vista il valore umano della medicina. Dalla semplificazione dell’accesso alle cure alla creazione di una rete trapiantologica strutturata, fino alla promozione della cultura della donazione, il cambiamento punta a migliorare concretamente la vita dei cittadini.
Perché, come emerge dalle parole del Prof. Bonsignore, la sanità non è solo organizzazione e numeri, ma anche responsabilità etica e impegno collettivo. Un sistema che funziona davvero è quello che riesce a coniugare competenza, struttura e, soprattutto, solidarietà.

