Un intervento al limite dell’incredibile, capace di riscrivere le regole della medicina d’urgenza. Dagli Stati Uniti arriva la storia di un giovane di 33 anni, originario del Missouri, sopravvissuto dopo essere rimasto per due giorni senza polmoni, completamente distrutti da una gravissima infezione. Oggi sta bene e conduce una vita normale.
La storia clinica del paziente
Il paziente, fino a quel momento in buona salute, si era presentato al pronto soccorso con una sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), una condizione potenzialmente letale caratterizzata da una grave insufficienza respiratoria e da un accumulo di liquidi nei polmoni. A scatenarla era stata un’influenza di tipo B, spesso considerata una malattia banale ma che, in rari casi, può portare a complicanze fatali. In Italia, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, l’influenza provoca ogni anno migliaia di decessi.
Nel giro di poche settimane la situazione è precipitata. L’uomo ha sviluppato una polmonite necrotizzante causata da Pseudomonas aeruginosa, un batterio ospedaliero estremamente aggressivo e resistente a molti antibiotici. L’infezione si è rapidamente estesa al resto dell’organismo, causando una sepsi. I danni ai polmoni erano talmente estesi che i tessuti si sono letteralmente liquefatti, rendendo l’organo irrecuperabile.
Il trapianto di polmoni: un’opzione complicata
In casi simili, un trapianto di polmoni è raramente un’opzione percorribile: l’infezione in corso, l’instabilità dei parametri vitali e la necessità di immunosoppressione rendono l’intervento troppo rischioso. Ma questa volta i medici hanno deciso di tentare una strada mai percorsa prima.
L’équipe del Northwestern Memorial Hospital è riuscita a stabilizzare il paziente utilizzando una tecnologia innovativa chiamata “polmone artificiale totale” (TAL). Si tratta di un sistema evoluto rispetto alla tradizionale ECMO: mentre quest’ultima lavora in parallelo con i polmoni naturali, la TAL è in grado di sostituirne completamente la funzione, garantendo sia l’ossigenazione del sangue sia la stabilità cardiovascolare.
Una volta rimossi entrambi i polmoni, eliminando così la principale fonte dell’infezione, il giovane è stato mantenuto in vita grazie a questa macchina per 48 ore, in attesa che arrivassero gli organi compatibili da un donatore. Quando i polmoni sono finalmente giunti, il trapianto è stato eseguito con successo.
A due anni dall’intervento il paziente sta bene
A distanza di due anni da quell’intervento pionieristico, il paziente gode di un’ottima salute e presenta una funzionalità cardiovascolare eccellente, segno della piena riuscita dell’operazione.
Il risultato è frutto del lavoro congiunto della Divisione di Chirurgia Toracica della Feinberg School of Medicine, in collaborazione con anestesisti, patologi e specialisti in pneumologia e terapia intensiva. A coordinare l’équipe è stato il professor Ankit Bharat, direttore del Northwestern Medicine Canning Thoracic Institute, che nel 2023 ha preso in carico il paziente già sottoposto a ECMO a causa dell’ARDS.

