Torino, morto bambino investito in bici: 173 vittime tra i ciclisti nel 2026

Il piccolo era stato travolto da un’auto mentre pedalava in corso Regina Margherita, diretto a scuola con il padre. Il dato sulle vittime tra i ciclisti riporta al centro il tema della sicurezza stradale e della protezione degli utenti più vulnerabili.

Bambino investito a Torino, inutili i soccorsi

È morto nel pomeriggio del 22 settembre all’ospedale infantile Regina Margherita il bambino di 7 anni investito da un’auto mentre era in bicicletta a Torino. L’incidente era avvenuto nella mattinata, poco dopo le 8, nel controviale di corso Regina Margherita, tra via Montebello e via Tarino. Il piccolo era stato soccorso dal 118 e trasportato in codice rosso dopo essere arrivato in arresto cardiaco. Nonostante la rianimazione e il successivo intervento chirurgico, le condizioni sono rimaste gravissime. Il bambino aveva riportato traumi importanti, tra cui lesioni craniche e addominali, ed è deceduto nel pomeriggio. Secondo le ricostruzioni disponibili, stava andando a scuola in bicicletta insieme al padre. Indossava il casco. La Polizia Locale sta ricostruendo la dinamica dell’investimento. L’automobilista coinvolto si è fermato dopo l’impatto e sono stati effettuati i rilievi sul luogo dell’incidente; sia la bicicletta del bambino sia l’auto sono state sequestrate nell’ambito degli accertamenti.

Al di là degli aspetti giudiziari, ancora da chiarire, la tragedia riporta l’attenzione sulla vulnerabilità di chi si muove in bicicletta, soprattutto negli spostamenti quotidiani all’interno delle città. Una vulnerabilità che emerge con particolare evidenza quando a essere coinvolti sono bambini e ragazzi.

Sicurezza stradale: 173 ciclisti morti in Italia nel 2026

L’incidente di Torino arriva in un quadro più ampio. Secondo i dati riportati dal Giornale La Voce, sono già 173 i ciclisti morti sulle strade italiane dall’inizio del 2026, contando anche il bambino di Torino. In Piemonte le vittime sono 19.

Il dato va letto anche alla luce delle rilevazioni dell’Osservatorio Ciclisti ASAPS-SAPIDATA, che a metà settembre registrava 161 vittime dall’inizio dell’anno: 146 nei primi otto mesi, con il Piemonte a quota 17, e altri decessi registrati successivamente. L’Osservatorio aggiorna progressivamente il conteggio includendo anche i decessi comunicati oltre i 30 giorni dal sinistro.

Il tema non riguarda soltanto il numero complessivo delle vittime, ma il rapporto tra mobilità sostenibile e sicurezza. Bicicletta ed e-bike rappresentano infatti strumenti importanti per ridurre traffico ed emissioni e favorire una mobilità urbana più sostenibile, ma la loro diffusione deve essere accompagnata da infrastrutture adeguate e da una maggiore tutela degli utenti vulnerabili.

I dati Istat-Aci relativi al 2025 mostrano, inoltre, una dinamica significativa: mentre le vittime complessive degli incidenti stradali sono scese a 2.868, quelle tra i ciclisti sono aumentate. Nel 2025 sono stati 198 i morti tra conducenti e passeggeri di biciclette, il 20% in più rispetto al 2024. A questi si aggiungono 30 vittime tra gli utilizzatori di biciclette elettriche e 25 tra gli utilizzatori di monopattini elettrici.

Mobilità sostenibile e sicurezza, una strada comune

La morte del bambino di Torino non consente, da sola, di trarre conclusioni sulla dinamica dell’incidente, ancora oggetto di accertamenti. Ma inserita nei dati più ampi sulla mortalità dei ciclisti, pone una questione che riguarda salute pubblica, prevenzione e progettazione delle città.

Promuovere la mobilità ciclabile significa infatti intervenire anche sulle condizioni che permettono di utilizzarla in sicurezza: infrastrutture protette, percorsi continui, visibilità, moderazione della velocità e attenzione reciproca tra tutti gli utenti della strada. La sostenibilità della mobilità non può essere separata dalla tutela delle persone che quella mobilità la praticano.

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