Quattro scenari elaborati da Statkraft delineano le possibili evoluzioni del sistema energetico mondiale. In tutti crescono elettrificazione e rinnovabili, ma a fare la differenza saranno investimenti in reti, accumuli e infrastrutture.
Quattro scenari per capire come cambierà l’energia
La transizione energetica non procede lungo una strada lineare. Tensioni geopolitiche, politiche commerciali, scelte dei governi e velocità dell’innovazione possono modificarne profondamente tempi e costi. Ma c’è una tendenza che, anche nei futuri più complessi, sembra destinata a consolidarsi: il crescente ruolo dell’elettricità. È quanto emerge dal rapporto “Green Transition Scenarios 2026” di Statkraft, l’undicesima edizione dell’analisi con cui il gruppo norvegese, tra i principali produttori europei di energia rinnovabile, esplora le possibili trasformazioni del sistema energetico globale fino al 2050.
Lo studio individua quattro scenari, costruiti per valutare l’impatto di condizioni politiche, economiche e tecnologiche differenti. Non si tratta di previsioni con una probabilità equivalente di realizzazione, ma di ipotesi che aiutano a comprendere rischi e opportunità delle decisioni prese oggi. Nello scenario Green, una maggiore cooperazione internazionale, la stabilità politica e investimenti coordinati accelerano la decarbonizzazione. Uneven Progress descrive invece un progresso disomogeneo, condizionato da tensioni e collaborazioni selettive. In Gridlock prevalgono frammentazione, ostacoli burocratici e investimenti insufficienti, mentre Unrest rappresenta il quadro più instabile, con conflitti e una drastica riduzione della cooperazione globale.
La domanda di elettricità crescerà in tutti gli scenari
Il dato centrale del rapporto è che, indipendentemente dal contesto geopolitico, la domanda mondiale di elettricità è destinata ad aumentare. Entro il 2050 potrebbe crescere dal 48% a oltre il 100% rispetto ai livelli attuali, a seconda dello scenario considerato. Nel percorso più favorevole arriverebbe a più del doppio, mentre anche nell’ipotesi di maggiore instabilità l’incremento sarebbe significativo.
A trainare questa trasformazione saranno soprattutto l’elettrificazione dei trasporti, degli edifici e dei processi industriali, insieme alla diffusione delle infrastrutture digitali e dei data center. Il passaggio dai combustibili fossili all’elettricità, tuttavia, non comporta necessariamente un aumento proporzionale dei consumi energetici complessivi. Auto elettriche e pompe di calore, infatti, possono fornire gli stessi servizi utilizzando meno energia rispetto alle tecnologie tradizionali: secondo Statkraft, un veicolo elettrico può essere da tre a sei volte più efficiente di uno alimentato a combustibili fossili lungo l’intera catena energetica, mentre le pompe di calore possono ridurre di circa il 70% i consumi rispetto ai sistemi di riscaldamento convenzionali.
Rinnovabili sempre più centrali, ma il clima dipende dalla velocità della transizione
In tutti e quattro gli scenari le fonti rinnovabili continuano a guadagnare terreno. Secondo le elaborazioni di Statkraft, nel 2050 potrebbero coprire tra il 62% e l’80% della produzione elettrica mondiale, con fotovoltaico ed eolico in primo piano. La crescita non riguarda soltanto la generazione: l’elettricità pulita è destinata ad assumere un peso maggiore anche nei consumi energetici complessivi, sostituendo progressivamente petrolio, carbone e gas in diversi settori.
Le differenze tra gli scenari, però, hanno conseguenze rilevanti sulle emissioni e sul riscaldamento globale. Nel percorso Green, le emissioni di CO₂ legate all’energia scenderebbero a circa 15,4 miliardi di tonnellate nel 2050 e il riscaldamento a fine secolo si attesterebbe intorno a 2,2°C. Nello scenario Uneven Progress la stima sale a 2,4°C, in Gridlock a 2,5°C e in Unrest a 2,7°C. Anche l’ipotesi più favorevole, dunque, non sarebbe sufficiente a mantenere il riscaldamento entro 1,5°C, obiettivo indicato dall’Accordo di Parigi. La differenza tra i futuri possibili non sta tanto nella direzione del cambiamento, quanto nella rapidità con cui si riuscirà a ridurre l’impiego delle fonti fossili.
Il vero ostacolo sono le reti: 120 GW di rinnovabili in attesa di connessione
Aumentare la produzione di energia pulita non basta. La sfida decisiva sarà riuscire a trasportarla, accumularla e distribuirla nei luoghi e nei momenti in cui serve. È qui che si concentra uno dei principali colli di bottiglia della transizione: le infrastrutture elettriche. Secondo il rapporto, in Europa almeno 120 GW di progetti rinnovabili già maturi, potenzialmente attivabili entro il 2030, risultano bloccati dalle congestioni della rete.
La crescita di eolico e fotovoltaico rende infatti necessario un sistema capace di gestire una produzione variabile, condizionata dalle condizioni meteorologiche e spesso distante dai principali centri di consumo. A questo si aggiunge la necessità di rinnovare infrastrutture invecchiate e più esposte agli effetti degli eventi climatici estremi. Autorizzazioni complesse, difficoltà di finanziamento e tempi di fornitura molto lunghi per componenti essenziali, come i grandi trasformatori, rischiano di rallentare ulteriormente gli interventi.
Per questo, accanto ai nuovi impianti, diventano strategici gli investimenti in batterie e sistemi di accumulo, interconnessioni tra Paesi, digitalizzazione delle reti e strumenti per rendere più flessibile la domanda. Non esiste una singola tecnologia in grado di risolvere il problema: occorre integrare accumuli, generazione programmabile e gestione intelligente dei consumi. La transizione energetica, in altre parole, non si giocherà soltanto sulla capacità di produrre più elettricità rinnovabile, ma sulla possibilità di costruire un sistema in grado di utilizzarla in modo efficiente e sicuro.
Europa, sicurezza energetica e competitività: la posta in gioco
Per l’Europa la trasformazione ha anche una dimensione strategica. Il continente importa circa il 57% dell’energia che consuma e nel 2025 la spesa per le importazioni di combustibili fossili ha raggiunto, secondo i dati riportati da Statkraft, 396 miliardi di euro. Al tempo stesso, circa il 70% dell’elettricità europea è già prodotta da fonti a basse emissioni, ma l’elettricità rappresenta soltanto il 23% circa dei consumi finali di energia.
Elettrificare trasporti, riscaldamento e industria significa quindi ridurre la dipendenza dalle forniture fossili importate, limitare l’esposizione alla volatilità dei mercati internazionali e rafforzare la competitività delle imprese. Ma il vantaggio non è automatico: senza reti adeguate, capacità di accumulo e regole capaci di favorire gli investimenti, una maggiore disponibilità di energia rinnovabile rischia di non tradursi in un sistema più efficiente e resiliente.
Il messaggio del rapporto è chiaro: il futuro energetico sarà sempre più elettrico, ma la velocità e i benefici della transizione dipenderanno dalle scelte infrastrutturali e politiche dei prossimi anni. La produzione di energia pulita è una condizione necessaria; collegarla, conservarla e renderla disponibile quando serve sarà la vera prova.

