Embolia polmonare dopo un lungo volo: il rischio può comparire anche giorni dopo il viaggio

Un lungo viaggio in aereo può avere conseguenze sulla salute anche dopo l’atterraggio. Restare seduti per molte ore, con le gambe immobili e poco spazio per muoversi, può infatti favorire la formazione di coaguli di sangue nelle vene profonde degli arti inferiori. È il fenomeno alla base della cosiddetta trombosi del viaggiatore, una condizione che in alcuni casi può evolvere in un’embolia polmonare, complicanza potenzialmente grave che si verifica quando un frammento del coagulo raggiunge le arterie dei polmoni e ostacola il flusso sanguigno. Il rischio non si esaurisce necessariamente con la fine del volo: i sintomi possono manifestarsi anche nei giorni successivi al viaggio, quando si è già tornati alle proprie abitudini.

Trombosi del viaggiatore: cosa succede al sangue durante un volo prolungato

Il principale fattore coinvolto è la stasi venosa, ovvero il rallentamento della circolazione del sangue nelle gambe. Quando si rimane seduti a lungo, senza muovere adeguatamente gli arti inferiori, il ritorno venoso verso il cuore diventa meno efficiente e può aumentare la probabilità che si formino coaguli all’interno delle vene profonde. La condizione prende il nome di trombosi venosa profonda. Se una parte del trombo si stacca, può attraversare il circolo sanguigno e raggiungere i polmoni, provocando un’embolia polmonare. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), i viaggi che superano le quattro ore sono associati a un aumento del rischio di tromboembolia venosa, soprattutto quando sono presenti altri fattori predisponenti. Il fenomeno non riguarda soltanto gli aerei: può verificarsi anche durante lunghi spostamenti in automobile, autobus o treno. Inoltre, il rischio può persistere dopo il viaggio: gli eventi si concentrano soprattutto nelle prime due settimane e tendono a diminuire progressivamente nelle settimane successive.

I sintomi da non sottovalutare: possono comparire anche dopo il rientro

La trombosi venosa profonda non sempre provoca disturbi immediatamente riconoscibili. Tra i segnali più frequenti ci sono gonfiore a una gamba, dolore o tensione al polpaccio, aumento della temperatura della zona interessata e arrossamento o cambiamento del colore della pelle. Se il coagulo raggiunge i polmoni, invece, i sintomi possono essere improvvisi: difficoltà respiratoria, dolore toracico che aumenta durante l’inspirazione, battito cardiaco accelerato, tosse, talvolta con presenza di sangue, capogiri o perdita di coscienza. Si tratta di manifestazioni che richiedono particolare attenzione. In presenza di difficoltà respiratoria improvvisa, dolore al petto o svenimento è necessario chiamare immediatamente i soccorsi. L’embolia polmonare è infatti un’emergenza medica: una diagnosi tempestiva permette di iniziare il trattamento, generalmente basato su farmaci anticoagulanti, per impedire la crescita del coagulo e ridurre il rischio di ulteriori eventi.

Chi è più esposto e come prevenire la trombosi durante i viaggi lunghi

Il rischio di trombosi non è uguale per tutti. A essere maggiormente esposte sono le persone che associano all’immobilità prolungata altri fattori predisponenti: precedenti episodi di trombosi o embolia polmonare, familiarità, obesità, età superiore ai 40 anni, tumori, interventi chirurgici o traumi recenti, gravidanza e periodo successivo al parto, uso di contraccettivi ormonali o terapie estrogeniche e alcune condizioni genetiche che favoriscono la coagulazione. Per ridurre il rischio durante i viaggi più lunghi è consigliabile alzarsi e camminare periodicamente, quando possibile, muovere frequentemente piedi e caviglie anche da seduti ed evitare indumenti eccessivamente stretti. È inoltre importante mantenere una buona idratazione. Chi presenta fattori di rischio specifici dovrebbe parlarne con il medico prima della partenza, per valutare eventuali misure preventive personalizzate, come l’utilizzo di calze elastiche a compressione graduata. L’assunzione di aspirina o anticoagulanti non deve invece essere improvvisata: un’eventuale profilassi farmacologica va prescritta soltanto dopo una valutazione individuale.

Articoli correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Ultimi articoli