La carenza di infermieri continua a rappresentare una delle emergenze più serie per il sistema sanitario italiano. Pochi professionisti disponibili, stipendi considerati poco competitivi e una professione che attira sempre meno giovani: un quadro preoccupante che spinge molti operatori a cercare opportunità all’estero, dove condizioni economiche e lavorative risultano più vantaggiose.
Il segnale dopo la Giornata internazionale degli infermieri
A seguito della Giornata internazionale dell’infermiere del 12 maggio, dalla Regione Emilia-Romagna arriva un segnale chiaro: servono interventi concreti per rilanciare una figura considerata centrale per il funzionamento della sanità pubblica. Tra le proposte sul tavolo ci sono percorsi formativi dedicati già dalle scuole superiori, un rafforzamento dei corsi universitari, aumenti salariali e una revisione dell’organizzazione del lavoro.
In Emilia-Romagna sono circa 35 mila gli iscritti all’Ordine professionale, mentre circa 28 mila lavorano nel sistema sanitario regionale. Numeri importanti che, però, non cancellano le criticità. Il presidente della Regione Michele de Pascale e l’assessore alla Sanità Massimo Fabi hanno definito la situazione «una delle grandi emergenze del sistema sanitario nazionale», sottolineando come il problema riguardi sia la fuga verso l’estero sia la sempre minore attrattività della professione.
L’allarme lanciato dalle istituzioni
Secondo l’allarme lanciato dalle istituzioni regionali, gli infermieri italiani percepiscono stipendi inferiori rispetto a molti colleghi europei e internazionali. Una condizione che rende il lavoro meno appetibile e alimenta il fenomeno dell’emigrazione professionale.
La crisi, però, parte ancora prima dell’ingresso nel mondo del lavoro. Le difficoltà emergono già nelle università: i corsi di laurea faticano a riempire i posti disponibili e molti studenti interrompono il percorso prima della conclusione. In alcune realtà il tasso di abbandono raggiunge livelli elevati. Tra i fattori che incidono ci sono il costo della vita nelle grandi città universitarie e le difficoltà abitative, ostacoli che rendono ancora più complicato avvicinare nuovi giovani alla professione.
Una situazione che rischia di aggravare ulteriormente la carenza di personale nei prossimi anni e che riporta al centro una domanda: come rendere di nuovo attrattivo uno dei mestieri più importanti per il sistema sanitario?

