Nel 2024 la celiachia torna a crescere in Italia, ma il dato va letto nel modo giusto: non è solo un aumento dei casi, è anche il segnale che le persone hanno ripreso a fare controlli dopo gli anni del Covid.
La relazione del Ministero della Salute
Secondo la relazione del Ministero della Salute, i pazienti diagnosticati sono arrivati a sfiorare quota 280mila, con oltre 14mila nuovi casi registrati nell’ultimo anno. Di questi, circa 85mila sono uomini e oltre 194mila donne. Parallelamente, il Servizio sanitario nazionale ha sostenuto una spesa importante: quasi 273 milioni di euro per garantire alimenti senza glutine a chi ne ha diritto.
Celiachia, il quadro è più ampio
Ma il quadro reale è probabilmente molto più ampio. L’Associazione italiana celiachia sottolinea infatti che i numeri ufficiali non raccontano tutta la storia: si stima che altre 300mila persone siano celiache senza saperlo. Un dato che apre due temi fondamentali: diagnosi ancora insufficienti e costo della dieta senza glutine, che per molti resta elevato.
La prevalenza della malattia in Italia ha raggiunto lo 0,47% della popolazione. Le regioni con i valori più alti sono Valle d’Aosta, Toscana e Umbria. Un segnale positivo però c’è: il numero di diagnosi ha superato quello del 2019, segno che si è tornati ai livelli pre-pandemia per quanto riguarda screening e controlli.
Passi in avanti nella diagnosi precoce
Proprio sulla diagnosi precoce si stanno muovendo nuovi passi, soprattutto tra i più piccoli. È stato avviato un programma sperimentale di screening pediatrico in Lombardia, Marche, Campania e Sardegna. Su oltre 5.500 bambini coinvolti, il 3,9% ha mostrato possibili segnali di celiachia. Inoltre, quasi la metà è risultata geneticamente predisposta, con picchi molto alti in Sardegna.
Dal punto di vista del supporto ai pazienti, il sistema prevede diverse forme di sostegno: dai buoni per acquistare prodotti senza glutine fino alla presenza di menu dedicati nelle mense scolastiche e lavorative. Nel 2024 sono stati anche organizzati circa 700 corsi di formazione per operatori del settore alimentare, coinvolgendo più di 17mila persone.
Nonostante questo, le criticità restano. La richiesta principale da parte dei pazienti è chiara: abbassare il costo degli alimenti senza glutine. Oggi il contributo medio è di circa 100 euro al mese, una cifra che regge ancora, ma che inizia a pesare a causa dell’aumento generale dei prezzi.

