Il caffè sotto esame: promosso dai medici, ma con riserva

Fa bene o fa male? Per gli esperti la misura resta la chiave: tre tazzine al giorno

Il caffè finisce simbolicamente sul banco degli imputati, ma ne esce assolto. È successo a Milano, dove l’Ordine dei medici ha promosso il “Processo al caffè” per analizzare benefici, rischi e contraddizioni di una delle bevande più consumate dagli italiani: circa 35 miliardi di tazzine l’anno, 800 milioni solo nel capoluogo lombardo.

Il dibattimento, ospitato alla Fondazione Feltrinelli e presieduto dal presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia, ha visto confrontarsi magistrati, avvocati ed esperti del mondo medico-scientifico. Al termine, la Corte ha stabilito l’assoluzione dell’imputato, ritenendo non dimostrata una responsabilità per la salute pubblica oltre ogni ragionevole dubbio.

Le importanti precisazioni

Un’assoluzione, però, accompagnata da importanti precisazioni. Nelle motivazioni si sottolinea la necessità di distinguere tra caffè e caffeina e di evitare letture semplicistiche. Per le persone sane, il consumo può rientrare in un quadro equilibrato, ma con una soglia indicativa fissata intorno alle tre tazzine di espresso al giorno. Attenzione maggiore, invece, per chi soffre di patologie cardiovascolari, disturbi neurologici o problemi del sonno.

Il dibattito resta comunque aperto

Il dibattito resta aperto. Da un lato, l’accusa ha evidenziato i possibili effetti negativi della caffeina, soprattutto nei soggetti più vulnerabili: aumento della pressione, insonnia, palpitazioni, ansia. Massima prudenza è stata raccomandata per bambini, adolescenti e donne in gravidanza, così come per il consumo di bevande ad alto contenuto di caffeina, sempre più diffuse tra i giovani. Non è mancato il riferimento agli effetti sulla salute orale, dalla pigmentazione dei denti all’impatto sul microbiota e sui tessuti parodontali.

Dall’altro lato, la difesa ha richiamato numerosi studi scientifici che associano un consumo moderato di caffè a benefici su diversi fronti: riduzione del rischio di diabete di tipo 2, ictus, depressione e mortalità generale, oltre a effetti positivi su fegato, funzioni cognitive e qualità della vita. Negli adulti sani, secondo alcune ricerche, anche tre-cinque caffè al giorno non sarebbero dannosi.

L’importanza della qualità del prodotto

Un punto centrale emerso riguarda la qualità del prodotto: non tutti sono uguali. Filiera, conservazione, tostatura e modalità di servizio incidono non solo sul gusto, ma anche sugli effetti sull’organismo. Il caffè di qualità, spiegano gli esperti, è quello a cui fanno riferimento molti studi che ne evidenziano i potenziali benefici.

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