Un percorso tra diagnosi di precisione e terapie su misura, con il supporto degli specialisti di Montallegro
Le intolleranze alimentari rappresentano un tema di crescente interesse per la salute pubblica e talvolta anche fonte di notevole confusione. Termini come “intolleranza”, “allergia” o “sensibilità” vengono spesso usati in modo intercambiabile, alimentando un pericoloso ricorso all’autodiagnosi e a diete di esclusione “faida-te” che – nella migliore delle ipotesi – si rivelano inefficaci e – nella peggiore – possono mascherare patologie più serie o generare squilibri nutrizionali.
La distinzione fondamentale, non sempre compresa, risiede nel meccanismo scatenante: l’allergia è una reazione anomala del sistema immunitario a una proteina (l’allergene), con conseguenze che possono essere immediate e severe; l’intolleranza è legata a difficoltà metaboliche, come il deficit di un enzima necessario per digerire un determinato alimento. Affrontare sintomi quali gonfiore addominale, diarrea, disturbi digestivi o reazioni cutanee richiede un approccio scientifico rigoroso, lontano dalle semplificazioni e dalle soluzioni improvvisate.
In questo scenario, Montallegro si pone come un polo di prevenzione, diagnostico e terapeutico di eccellenza, una struttura in cui il paziente può trovare non solo gli strumenti più avanzati per una diagnosi certa, ma anche un percorso di cura completo, costruito su misura grazie al supporto multidisciplinare dei suoi professionisti. L’approccio integrato è la chiave per dipanare la matassa dei sintomi e arrivare a una definizione precisa della patologia. Un esempio emblematico delle tecnologie all’avanguardia disponibili è l’Alex2 Test, un innovativo test molecolare che, con un unico prelievo di sangue, misura le IgE specifiche per 295 allergeni. La sua peculiarità sta nell’andare oltre l’identificazione della fonte allergica (es. pollini o alimenti), individuando la specifica molecola proteica che scatena la reazione. Questo altissimo livello di dettaglio è fondamentale per chiarire la vera causa dei sintomi, distinguere le allergie primarie dalle cross-reazioni e, di conseguenza, personalizzare la terapia. È uno strumento d’avanguardia consigliato per una diagnosi precoce e precisa, soprattutto in presenza di familiarità, di sintomi come asma, orticaria, rinite, eczema o a seguito di disturbi gastrointestinali.
Giannini: «Celiachia e intolleranza al lattosio: facciamo chiarezza»
Per fare luce sulle più comuni e dibattute intolleranze, ci siamo rivolti al professor Edoardo Giovanni Giannini, Direttore della Clinica Gastroenterologica dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova, che ha scelto Montallegro per la sua attività libero professionale. Secondo l’esperto, le due condizioni principali da distinguere sono la celiachia e l’intolleranza al lattosio. «La celiachia è un’enteropatia, una malattia dell’intestino tenue, geneticamente determinata. In chi è predisposto, l’ingestione di glutine scatena una reazione autoimmune che danneggia la mucosa intestinale, provocando sintomi come gonfiore, diarrea e malassorbimento. La sua prevalenza è significativa, stimata in circa una persona su 100; ma molte diagnosi sfuggono perché i sintomi possono sovrapporsi a quelli della sindrome dell’intestino irritabile».
Identificarla è cruciale. «Una celiachia non diagnosticata e non trattata con una dieta priva di glutine può infatti portare a complicanze serie, come anemia sideropenica, osteoporosi, ipertransaminasemia o la comparsa di altre malattie autoimmuni correlate». Diverso è il caso dell’intolleranza al lattosio, causata da un deficit dell’enzima lattasi. Chi ne soffre non riesce a digerire lo zucchero del latte, che fermenta nell’intestino causando gonfiore e diarrea. Sebbene molto fastidiosa, la sua mancata gestione non comporta danni a lungo termine».
Il percorso diagnostico è nettamente distinto. «Per determinare la celiachia, si parte dal dosaggio degli anticorpi antitransglutaminasi nel sangue, seguito, in caso di positività, da una gastroscopia con biopsie duodenali per confermare il danno ai villi intestinali. Per il lattosio, invece, il gold standard è il Breath Test (test del respiro), che misura l’idrogeno espirato dopo l’assunzione dello zucchero».
È fondamentale, avverte il professore, non cadere nella trappola delle “zone grigie”. «A volte un’intolleranza al lattosio può essere secondaria a una celiachia non diagnosticata. Il danno ai villi intestinali, infatti, può compromettere la produzione di lattasi. Una volta iniziata la dieta senza glutine, i villi si rigenerano e l’intolleranza al lattosio “spuria” scompare».
Ecco perché un approccio specialistico e completo, come quello offerto da Montallegro, che integra tutte le figure professionistiche necessarie, è essenziale per un inquadramento a 360 gradi.
Paola Minale: «L’allergologia moderna è una medicina di precisione»
Se le intolleranze rappresentano una sfida metabolica, le allergie chiamano in causa direttamente il sistema immunitario. Per capire come orientarsi, abbiamo intervistato la dottoressa Paola Minale, allergologa di grande esperienza e già Direttore dell’Unità di Allergologia dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, oggi fra i professionisti di riferimento in Montallegro. Con l’arrivo della bella stagione, i sintomi allergici, non solo respiratori ma anche alimentari, possono acuirsi. Il primo passo è sempre una diagnosi certa. «L’allergologia moderna è medicina di precisione. L’obiettivo è identificare l’allergene specifico, la sintomatologia associata, il periodo di manifestazione e le sue peculiarità. Ogni paziente va inquadrato nel modo corretto: una diagnosi accurata evita diete inutili e permette una cura migliore».
Gli strumenti a disposizione sono molteplici e affidabili, dal prick test cutaneo agli esami del sangue che, per gli allergeni alimentari, possono offrire una specificità ancora maggiore. È cruciale comprendere la differenza sostanziale tra allergia e intolleranza. «Nell’allergia è coinvolto il sistema immunitario, con reazioni specifiche e potenzialmente più gravi. L’intolleranza, invece, raggruppa diverse condizioni». L’allergia alle proteine del latte, per esempio, è profondamente diversa dall’intolleranza al lattosio e richiede strategie dietetiche differenti. Per districarsi in questa complessità, è vitale un lavoro di squadra. «Il percorso può iniziare dall’allergologo, dal gastroenterologo o dal dietologo, ma deve poi convergere verso accertamenti mirati. Il confronto continuo tra specialisti e la disponibilità di esami specifici sono infatti il vero valore aggiunto per il paziente».
Luca Spigno: «Nella celiachia la dieta non è una scelta, è l’unica terapia»
Una volta stabilita con certezza una diagnosi di celiachia, l’unica terapia oggi validata è una dieta rigorosamente priva di glutine, per tutta la vita. Questo regime non è una scelta di stile, ma un vero e proprio salvavita. Ne parliamo con il dottor Luca Spigno, specialista in Scienza dell’Alimentazione e componente del cda di Montallegro. «La celiachia si affronta principalmente con la dieta, eliminando tutti gli alimenti che contengono glutine. Il frumento è, nella nostra alimentazione, l’alimento più ricco di glutine in assoluto; quindi è quello che più di tutti va evitato».
Accanto alla celiachia vera e propria, si osserva un aumento della “ipersensibilità al glutine”, una condizione distinta che riguarda una fetta più ampia della popolazione. «Capita frequentemente, per esempio, di avvertire qualche piccolo disturbo intestinale dopo aver consumato una pizza. Questo accade proprio perché le farine utilizzate attualmente nell’industria alimentare sono spesso particolarmente ricche di glutine», osserva lo specialista.
Fortunatamente, la gestione della dieta oggi è molto più semplice rispetto al passato. Il mercato offre una vasta gamma di prodotti senza glutine, non solo specifici ma anche naturalmente privi, come quelli a base di riso e mais. Inoltre, si è diffusa una maggiore consapevolezza sul rischio di contaminazione accidentale. «Si è sviluppata una maggiore cultura riguardo alla problematica della contaminazione da glutine; di conseguenza, anche i ristoratori prestano molta più attenzione». Questo permette a chi soffre di celiachia di condurre una vita sociale e alimentare piena e soddisfacente, a patto di partire da una diagnosi corretta e di seguire un percorso terapeutico consapevole e ben guidato.

