Dalla gravidanza alla terza età, la salute respiratoria si costruisce nel tempo. Ecco perché prevenzione, ambiente, diagnosi precoce e accesso alle cure possono fare la differenza.
Il 25 settembre torna la Giornata Mondiale del Polmone, appuntamento internazionale dedicato alla salute respiratoria e alla prevenzione delle malattie che colpiscono polmoni e vie aeree. L’edizione 2026 mette al centro un concetto semplice ma decisivo: la salute dei polmoni non è qualcosa da difendere soltanto quando compare una malattia, ma un patrimonio da costruire e preservare lungo tutto l’arco della vita.
La tutela comincia dal grembo
Il messaggio scelto quest’anno guarda oltre la tradizionale idea di prevenzione e propone una prospettiva basata sul corso della vita. Lo sviluppo dell’apparato respiratorio, infatti, non è un processo confinato all’età adulta: le condizioni ambientali e di salute già durante la gravidanza e nei primi anni possono influenzare il futuro della funzione polmonare.
Per questo la protezione dal fumo, compreso quello passivo, e dall’inquinamento atmosferico assume un’importanza particolare durante la gravidanza e nell’infanzia. Anche le infezioni respiratorie contratte precocemente possono avere conseguenze sulla salute respiratoria successiva. L’obiettivo è permettere a bambini e ragazzi di raggiungere il miglior livello possibile di funzione polmonare durante la crescita. La funzione respiratoria raggiunge generalmente il proprio massimo nella prima età adulta, intorno ai 20-25 anni, prima di iniziare una fisiologica fase di declino.
È un passaggio importante perché sposta l’attenzione dalla sola cura della malattia alla costruzione della salute. Un polmone che arriva all’età adulta nelle migliori condizioni possibili dispone, in sostanza, di una maggiore riserva funzionale da conservare negli anni successivi.
La grande sfida delle malattie respiratorie
Le patologie che interessano l’apparato respiratorio sono numerose e molto diverse tra loro. Tra quelle che incidono maggiormente sulla mortalità e sulla disabilità a livello mondiale figurano asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), tumore del polmone, polmonite e tubercolosi. A queste si aggiungono numerose altre condizioni croniche e acute, comprese quelle legate all’ambiente di lavoro.
Particolarmente rilevanti sono asma e BPCO, che insieme interessano oltre mezzo miliardo di persone nel mondo e rappresentano una delle principali cause di disabilità e morte prematura. Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità, le due patologie provocano complessivamente quasi quattro milioni di decessi ogni anno; una parte consistente delle morti premature si concentra nei Paesi a basso e medio reddito. Non tutte le malattie respiratorie possono essere prevenute, ma una quota significativa del loro carico è associata a fattori modificabili. È proprio su questo terreno che la prevenzione può incidere maggiormente.
Il fumo: una nemesi per i polmoni
Tra i fattori di rischio più importanti c’è il consumo di tabacco. Il fumo danneggia il tessuto polmonare ed è associato a numerose malattie, tra cui BPCO e tumore del polmone. Il problema, però, non riguarda soltanto chi fuma: anche l’esposizione al fumo passivo comporta rischi concreti. I dati più recenti indicano che il tabacco causa più di sette milioni di morti ogni anno nel mondo, mentre oltre 1,6 milioni riguardano persone non fumatrici esposte al fumo passivo. Non esiste inoltre un livello di esposizione al fumo di tabacco considerato privo di rischio.
La prevenzione, quindi, non coincide soltanto con la scelta individuale di non fumare. Proteggere i bambini, le donne in gravidanza e le persone che vivono o lavorano in ambienti dove è presente fumo rappresenta una componente altrettanto importante della tutela della salute respiratoria.
Aria pulita: ti allunga la vita
L’altro grande elemento sul quale si concentra l’attenzione internazionale è l’ambiente. L’inquinamento atmosferico può peggiorare la salute respiratoria, contribuire alla riduzione della funzione polmonare e aumentare il rischio di diverse patologie. Non esiste soltanto l’inquinamento prodotto dal traffico o dalle attività industriali. Anche gli ambienti domestici possono rappresentare una fonte di esposizione, soprattutto dove vengono utilizzati combustibili in condizioni di ventilazione insufficiente. Particolato fine, ozono, biossido di azoto e altri inquinanti possono avere effetti dannosi sull’apparato respiratorio.
La dimensione del problema è globale: l’OMS stima che l’esposizione combinata all’inquinamento atmosferico esterno e a quello domestico sia associata a circa sette milioni di morti premature ogni anno. Nel 2025 l’organizzazione ha inoltre rilevato che il 99% della popolazione mondiale vive in aree in cui la qualità dell’aria non rispetta le proprie linee guida.
Sono numeri che aiutano a comprendere perché la salute dei polmoni non possa essere considerata soltanto una responsabilità individuale. Le scelte personali hanno un peso, ma altrettanto importante è la qualità degli ambienti nei quali si vive, si lavora e si cresce.
Riconoscere i segnali per prevenire
Proteggere i polmoni significa inoltre non sottovalutare i sintomi. Tosse persistente, difficoltà respiratoria, respiro sibilante, senso di costrizione toracica o una riduzione della capacità di svolgere le normali attività fisiche possono avere origini diverse e non indicano automaticamente la presenza di una malattia grave. Quando però persistono o si ripresentano, meritano una valutazione medica.
Per le malattie respiratorie croniche la diagnosi precoce può essere determinante. Asma e BPCO, per esempio, possono essere gestite attraverso trattamenti appropriati e un percorso assistenziale adeguato; intervenire tempestivamente consente di controllare meglio i sintomi, ridurre le riacutizzazioni e limitare il ricorso alle ospedalizzazioni.
Anche le vaccinazioni possono avere un ruolo nella prevenzione di alcune infezioni respiratorie, soprattutto nelle persone più vulnerabili e in chi presenta condizioni croniche. La protezione, dunque, non passa da una singola misura, ma da un insieme di interventi che cambiano con l’età e con le condizioni individuali.
Un approccio integrato
La crescente attenzione alla salute polmonare si riflette anche nelle politiche sanitarie internazionali. Nel 2025 l’Assemblea mondiale della sanità ha adottato una risoluzione dedicata alla promozione di un approccio integrato alla salute polmonare, con l’obiettivo di mettere in relazione prevenzione, diagnosi precoce, trattamento e assistenza. L’idea è superare una visione frammentata delle malattie respiratorie. Fumo, inquinamento, condizioni di lavoro, infezioni, accesso alle cure e diagnosi possono infatti essere elementi dello stesso problema. Per questo la tutela dei polmoni coinvolge non soltanto medici e pazienti, ma anche servizi sanitari, scuole, luoghi di lavoro e politiche ambientali.
La Giornata Mondiale del Polmone diventa così un’occasione per riportare il tema all’attenzione pubblica, ma anche per ricordare che molte delle azioni più efficaci non sono straordinarie: non fumare, evitare l’esposizione al fumo passivo, prestare attenzione alla qualità dell’aria, riconoscere i sintomi persistenti e rivolgersi ai professionisti sanitari quando necessario.

