Per chi convive con la fibrosi polmonare idiopatica (IPF) o con altre forme di fibrosi polmonare progressiva arriva una nuova opzione terapeutica. Si tratta di nerandomilast, principio attivo di Jascayd, un farmaco in compresse che agisce sulla fosfodiesterasi 4B (PDE4B), con effetti antifibrotici e immunomodulatori. La Commissione europea ne ha autorizzato l’impiego negli adulti con IPF e fibrosi polmonare progressiva, dopo il parere positivo dell’Agenzia europea per i medicinali.
Fibrosi polmonare: l’obiettivo è rallentare la malattia
La fibrosi polmonare provoca una progressiva cicatrizzazione del tessuto polmonare, rendendo sempre più difficile la respirazione e riducendo nel tempo la funzionalità dei polmoni. Nerandomilast non elimina la fibrosi già presente, ma punta a rallentare la perdita di funzione polmonare. Nei due studi di fase 3 FIBRONEER, pubblicati sul New England Journal of Medicine, il farmaco ha determinato una riduzione del declino della capacità vitale forzata rispetto al placebo sia nei pazienti con fibrosi polmonare idiopatica sia in quelli con fibrosi progressiva di altra origine.
Cosa può cambiare per i pazienti
La novità riguarda anche la possibilità di ampliare le strategie terapeutiche disponibili. Negli studi clinici, nerandomilast ha mostrato efficacia anche in pazienti che assumevano già nintedanib, uno dei trattamenti antifibrotici utilizzati nella pratica clinica. Il nuovo farmaco rappresenta quindi un’ulteriore possibilità per rallentare la progressione della malattia, in un ambito nel quale le alternative terapeutiche sono rimaste a lungo limitate. Gli effetti indesiderati più frequenti osservati negli studi sono stati soprattutto diarrea e perdita di peso.
Una nuova compressa, ma non una cura definitiva
L’arrivo di nerandomilast rappresenta un passo avanti nella gestione della fibrosi polmonare, ma non equivale a una guarigione. La malattia resta cronica e progressiva e il danno polmonare già instaurato non viene ripristinato dal trattamento. L’obiettivo della nuova terapia è soprattutto preservare il più a lungo possibile la funzione respiratoria e rallentare l’evoluzione della patologia. In Europa l’autorizzazione è già arrivata; per i pazienti italiani resta da seguire il percorso nazionale necessario a definirne concretamente disponibilità e accesso attraverso il Servizio sanitario.

