El Niño e caldo record: fino a 451mila morti in più, il clima che anticipa il futuro

Il nuovo El Niño potrebbe portare le temperature globali a livelli estremi, con un aumento del 44% delle giornate caratterizzate da temperature elevate. Secondo uno studio del Climate Impact Lab, il fenomeno potrebbe essere associato a fino a 451mila decessi aggiuntivi entro febbraio 2027.

Il numero impressiona, ma racconta soprattutto un’altra cosa: quanto le temperature estreme stiano diventando una questione di salute pubblica. Il nuovo El Niño, uno dei fenomeni climatici più potenti osservati negli ultimi decenni, si sta sviluppando infatti su un pianeta già più caldo per effetto del cambiamento climatico. Ed è proprio questa combinazione a rendere più pesanti le conseguenze sulla salute.

El Niño, perché le temperature potrebbero aumentare ancora

El Niño è un fenomeno naturale legato al riscaldamento anomalo delle acque dell’Oceano Pacifico tropicale, capace di modificare temporaneamente la circolazione atmosferica e i regimi di temperatura e precipitazioni in diverse aree del mondo. Quello in corso nel 2026 si distingue però per la sua intensità. Secondo il Climate Impact Lab, durante questo episodio le temperature sulle terre emerse potrebbero risultare mediamente superiori di circa 1,2 °C, con il 44% in più di giornate caratterizzate da condizioni estreme rispetto a un anno tipico. Non è quindi soltanto una questione di qualche grado in più sul termometro. Periodi prolungati di temperature elevate aumentano infatti l’esposizione ai rischi sanitari, soprattutto per le persone più vulnerabili.

Fino a 451mila decessi aggiuntivi entro febbraio 2027

È da qui che nasce la stima più preoccupante dello studio. I ricercatori del Climate Impact Lab hanno calcolato che le condizioni associate a El Niño potrebbero provocare fino a 451mila decessi aggiuntivi tra il 2026 e febbraio 2027, rispetto a quelli attesi in condizioni climatiche tipiche. Non si tratta di un numero di morti già avvenute né di una previsione certa, ma di una stima modellistica elaborata combinando le previsioni stagionali delle temperature con i dati sulla relazione tra esposizione termica e mortalità in oltre 24mila aree del mondo. Il dato permette quindi di individuare anche le aree nelle quali le misure di prevenzione potrebbero avere il maggiore impatto.

El Niño come anticipazione del futuro

C’è però un aspetto dello studio che va oltre l’emergenza dei prossimi mesi. I ricercatori definiscono questo El Niño una sorta di “cartolina dal futuro”: le temperature previste durante l’evento potrebbero infatti essere simili a quelle che, secondo le proiezioni climatiche, potrebbero diventare più comuni tra circa vent’anni. Il fenomeno naturale diventa così anche un modo per osservare in anticipo gli effetti di un pianeta più caldo. El Niño terminerà, ma il problema non scomparirà con lui: se le temperature di fondo continueranno ad aumentare, anche eventi climatici naturali già conosciuti potranno produrre conseguenze più severe. È uno dei motivi per cui il cambiamento climatico viene sempre più considerato anche una questione di salute e prevenzione, oltre che ambientale.

Lo studio non si limita alla stima dei decessi, ma individua alcune delle strategie che possono ridurre il rischio. Tra queste ci sono sistemi di allerta precoce, centri di raffrescamento, punti per l’idratazione, protezioni specifiche per chi lavora all’aperto e un rafforzamento della capacità degli ospedali durante i periodi più critici. Particolare attenzione deve essere rivolta agli anziani e alle altre persone maggiormente vulnerabili agli effetti delle temperature elevate. La prevenzione, in questo scenario, significa soprattutto intervenire prima che l’emergenza raggiunga il suo picco. Se gli episodi estremi sono destinati a diventare più frequenti, non può essere sufficiente affrontarli ogni volta come eventi eccezionali.

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