Il 65% non si è mai rivolto a un urologo
Rimandano, minimizzano, evitano: molti uomini vivono i controlli medici alla prostata con disagio e diffidenza, arrivando spesso tardi a una diagnosi. Eppure, superati i 40 anni, una visita urologica all’anno può fare la differenza per la salute.
Quando si parla di salute, gli uomini mostrano una maggiore resistenza rispetto alle donne nel rivolgersi al medico. Questo atteggiamento, diffuso a livello globale, contribuisce a ritardi nella diagnosi e nel trattamento di numerose patologie, anche importanti. Studi condotti in diversi Paesi e su varie fasce d’età confermano lo stesso schema: i maschi effettuano meno controlli e visite specialistiche rispetto alle donne, indipendentemente dal tipo di disturbo.
Ma perché accade? Una recente ricerca pubblicata su Nature Medicine individua tre cause principali: il peso dei modelli culturali legati alla mascolinità, il timore di ricevere una diagnosi negativa e una scarsa attenzione alla propria salute.
Una prevenzione ancora lontana, soprattutto per l’apparato riproduttivo
Se per le donne la visita ginecologica annuale è ormai una consuetudine, per gli uomini il percorso di prevenzione è ancora poco strutturato, soprattutto per quanto riguarda l’apparato riproduttivo. L’Italia non fa eccezione: secondo un’indagine promossa dalla Fondazione Umberto Veronesi e realizzata da AstraRicerche, meno di un uomo su tre si sottopone regolarmente a controlli preventivi. Il dato è ancora più allarmante se si considera che il 65% degli italiani non è mai stato né da un urologo né da un andrologo. Anche tra gli over 50 la percentuale resta elevata, attestandosi intorno al 45%.
Alzarsi di notte per urinare: un segnale da non sottovalutare
Un esempio concreto aiuta a capire quanto spesso i sintomi vengano ignorati. Luca Carmignani, responsabile dell’Urologia all’IRCCS Policlinico San Donato, spiega che alzarsi più di una volta durante la notte per urinare, soprattutto dopo i 45-50 anni, può indicare un ingrossamento della prostata, noto come ipertrofia prostatica benigna.
La prostata, una ghiandola grande più o meno come una noce, è posizionata tra vescica e uretra. Con il passare degli anni il tessuto può aumentare di volume, ostacolando il normale flusso urinario e causando una maggiore pressione su vescica e uretra. Il risultato è un bisogno più frequente di urinare. Si tratta di un processo naturale, ma spesso ignorato o sottovalutato.
La scarsa conoscenza del tema è confermata anche da un sondaggio presentato nel 2019 al congresso della Società Europea di Urologia: solo un uomo su quattro, tra quelli intervistati in Germania, Francia e Regno Unito, sapeva spiegare la funzione della prostata; poco più di un terzo conosceva l’ipertrofia prostatica e meno di uno su sei era in grado di riconoscerne i sintomi.
Quando la diagnosi arriva troppo tardi
«Questo atteggiamento porta spesso a diagnosi tardive, sia nei giovani sia negli adulti e negli anziani», sottolinea Paolo Veronesi, presidente della Fondazione Veronesi. «Arrivare tardi non è mai un buon punto di partenza: le cure diventano più invasive e, in caso di tumore, le possibilità di guarigione possono ridursi. Inoltre, convivere a lungo con i sintomi peggiora la qualità della vita».
Non sorprende quindi che solo la metà degli uomini coinvolti nell’indagine AstraRicerche valuti positivamente la propria condizione fisica, mentre il 58% esprime un giudizio analogo sul benessere mentale. Gli altri dichiarano una percezione solo discreta o sufficiente della propria salute complessiva.
Le patologie maschili più comuni
Ma quali sono i disturbi più frequenti? «In Italia circa un ragazzo su quattro tra i 15 e i 25 anni soffre di varicocele, una patologia che coinvolge le vene del testicolo», spiega Carmignani. Spesso è asintomatica e viene scoperta solo in presenza di dolore o, più tardi, quando emergono difficoltà legate alla fertilità. Per questo sarebbe utile un controllo urologico già in adolescenza.
Tra i più giovani, ma anche nella fascia 40-50 anni, si registra inoltre un aumento delle infezioni sessualmente trasmissibili. Tra i 20 e i 40 anni è invece più frequente il tumore del testicolo: ogni anno si contano circa 2.400 nuovi casi, con un tasso di guarigione che supera il 90%. Nonostante ciò, molte diagnosi arrivano in ritardo. L’autopalpazione rappresenta un primo strumento semplice ed efficace per individuare eventuali anomalie.
Con l’avanzare dell’età, a partire dai 50 anni, diventano più comuni l’ipertrofia prostatica benigna e la prostatite, che colpisce un uomo su quattro oltre i 65 anni. Il tumore della prostata resta però il più diffuso tra quelli maschili, con circa 40mila nuovi casi ogni anno in Italia.
Informazione carente e controlli insufficienti
Nonostante ciò, la conoscenza dei sintomi e delle corrette pratiche di prevenzione resta limitata. Se quasi il 60% degli uomini sa cos’è una visita urologica, solo il 23% l’ha effettuata. L’autopalpazione testicolare è conosciuta dal 39% e praticata almeno occasionalmente da meno di un terzo.
Molti uomini non sanno che il tumore alla prostata può svilupparsi anche senza sintomi evidenti. Alcuni attribuiscono erroneamente un rischio elevato a fattori come stare seduti a lungo o andare in bicicletta. Per quanto riguarda il tumore del testicolo, quasi il 40% indica erroneamente i traumi come causa principale, mentre solo il 27% riconosce il criptorchidismo come reale fattore di rischio.
«Bruciore, dolore o difficoltà a urinare, aumento della frequenza (anche notturna), urgenza improvvisa, sangue nelle urine o nello sperma, dolore durante l’eiaculazione: sono segnali che non vanno ignorati», ribadisce Carmignani. «Dai 40 anni in poi, una visita urologica annuale consente di individuare precocemente problemi molto comuni, oggi curabili con terapie efficaci, soprattutto se affrontati tempestivamente».
Stile di vita e prevenzione: le buone abitudini contano
Oltre ai controlli medici, anche lo stile di vita gioca un ruolo fondamentale. «Alimentazione equilibrata, attività fisica regolare e niente fumo sono regole essenziali non solo per la salute generale, ma anche per quella dell’apparato riproduttivo», conclude Veronesi. «Molti giovani ignorano, ad esempio, che il fumo influisce negativamente sia sulle prestazioni sportive sia su quelle sessuali».
Infine, gli esperti consigliano un controllo dermatologico periodico, l’attenzione all’osservazione dei nei, una visita urologica intorno ai 20-25 anni e un nuovo controllo tra i 30 e i 35. Dopo i 50 anni, i controlli urologici dovrebbero diventare regolari, senza dimenticare l’adesione allo screening nazionale per la prevenzione del tumore del colon-retto.

