Negli ultimi anni la ricerca oncologica ha fatto passi da gigante nelle cure contro i tumori. Prima sono arrivati i cosiddetti “farmaci intelligenti”, capaci di colpire la massa tumorale con una precisione impensabile fino a poco tempo fa. Ma oggi la domanda è cambiata: queste terapie funzionano allo stesso modo per tutte le pazienti?
È proprio qui che si concentra la nuova frontiera nella lotta al tumore al seno. Non basta più avere cure efficaci: bisogna capire in anticipo chi ne trarrà davvero beneficio. Per farlo, la ricerca sta guardando in due direzioni: da un lato dentro il tumore, analizzandone la struttura genetica in modo sempre più dettagliato; dall’altro nel sangue, seguendo le tracce lasciate dalle cellule malate.
Le innovazioni più importanti tra i farmaci e le cure
Tra le innovazioni più importanti ci sono i coniugati anticorpo-farmaco (Adc), vere e proprie “armi mirate” che funzionano come un cavallo di Troia: trasportano la chemioterapia direttamente all’interno delle cellule tumorali, riducendo l’impatto sul resto dell’organismo. In molti casi hanno ampliato le possibilità di cura, soprattutto nelle forme più aggressive o resistenti.
Eppure, nonostante questi progressi, resta un nodo fondamentale: la risposta alle terapie non è uguale per tutte. Alcune pazienti ottengono risultati duraturi, altre invece sviluppano rapidamente resistenza. La vera rivoluzione, quindi, non è solo creare nuovi farmaci, ma riuscire a prevedere chi potrà beneficiarne davvero.
Il progetto di ricerca dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Pascale
Da questa esigenza nasce un nuovo progetto di ricerca dell’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Pascale, sostenuto dal Ministero della Salute. L’obiettivo è anticipare la risposta alle cure nelle pazienti con tumore al seno in fase iniziale trattate con terapie innovative, inclusa l’immunoterapia.
Uno degli strumenti chiave è la trascrittomica spaziale, una tecnologia avanzata che consente di osservare l’attività dei geni mantenendo la loro posizione precisa all’interno del tessuto tumorale. In altre parole, permette di costruire una sorta di mappa dettagliata del tumore, mostrando non solo quali geni sono attivi, ma anche dove e come interagiscono tra loro.
Accanto a questo approccio, i ricercatori studiano anche gli esosomi: minuscole vescicole rilasciate dalle cellule, comprese quelle tumorali, che circolano nel sangue trasportando informazioni preziose. Sono veri e propri “messaggeri” della malattia e possono essere analizzati attraverso un semplice prelievo, grazie alla cosiddetta biopsia liquida.
La direzione è chiara: rendere la medicina sempre più personalizzata. Perché oggi la vera sfida non è solo combattere il tumore, ma capire in anticipo come farlo nel modo giusto, per ogni singola paziente.

