Antibiotici, la resistenza parte già dalla nascita: trovati geni anche nei neonati

La lotta contro i batteri resistenti agli antibiotici potrebbe iniziare molto prima di quanto si pensasse, addirittura nei primissimi momenti di vita. A lanciare l’allarme è uno studio dell’Università di Tessalonica, presentato durante il congresso della European Society of Clinical Microbiology and Infectious Diseases a Monaco di Baviera.

I ricercatori hanno scoperto che nel meconio, le prime feci dei neonati, possono essere già presenti geni legati alla resistenza agli antibiotici. In pratica, alcuni batteri sembrano avere fin da subito gli strumenti per “difendersi” dai farmaci.

Resistenza antibiotici, l’analisi sui neonati

L’analisi ha riguardato 105 neonati ricoverati in terapia intensiva neonatale, osservati nelle prime 72 ore di vita. Il meconio, spiegano gli studiosi, è una sorta di fotografia iniziale del rapporto tra il bambino e i microrganismi, compresi quelli potenzialmente resistenti. Se un tempo si pensava che fosse sterile, negli anni diverse ricerche hanno dimostrato il contrario. Questo studio aggiunge un elemento ancora più inquietante: in oltre il 90% dei campioni analizzati è stato trovato almeno un gene di resistenza.

Non solo. In media, ogni campione conteneva circa 8 geni diversi, capaci di rendere i batteri resistenti a vari antibiotici, inclusi quelli utilizzati come ultima risorsa nei casi più gravi.

Dubbi sulla fonte di questa precocità

Resta però da chiarire da dove arrivi questa esposizione così precoce. Secondo il coordinatore dello studio, Elias Iosifidis, entrano in gioco diversi fattori: la trasmissione dalla madre, il tipo di parto e le prime esperienze in ambiente ospedaliero.

Alcuni indizi emergono già dai dati raccolti. La presenza di questi geni risultava più frequente nei neonati le cui madri erano state ricoverate durante la gravidanza o nei casi in cui il bambino aveva avuto bisogno di procedure come l’inserimento di un catetere venoso nelle prime ore di vita.

Per Argyro Ftergioti, tra le autrici dello studio, il quadro è chiaro: “Significa che un certo modello di resistenza si forma già all’inizio della vita. E il fatto che questi geni compaiano così presto è un segnale che non può essere sottovalutato”.

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