Il ruolo della mente nelle malattie autoimmuni

Sono oltre 5 milioni le persone in Italia che soffrono di malattie autoimmuni, in crescita anche nella popolazione giovanile. Nella maggior parte dei casi tali patologie hanno origine negli ambienti di vita di chi ne soffre.

La connessione tra fattori psichici e l’insorgenza di queste affezioni è da tempo oggetto di numerose ricerche, grazie alle quali è stato possibile iniziare a riconoscere il ruolo significativo che la psiche gioca nel funzionamento del sistema immunitario. (Healy, 1991)

É grazie alla Psiconeuroendocrinoimmunologia (PNEI), disciplina che si occupa delle relazioni fra sistema nervoso, endocrino, immunitario e psiche, che si è scoperto come il cervello comunichi con il sistema immunitario, attraverso il sistema nervoso autonomo e l’attività neuroendocrina e come, a sua volta, l’attività immunologica sia capace di generare un’alterazione delle funzioni cerebrali e psicologiche.

Cosa sono le malattie autoimmuni?

Le malattie autoimmuni sono patologie caratterizzate da una reazione scorretta da parte del sistema immunitario, che attacca e distrugge i tessuti sani del nostro organismo, scambiandoli erroneamente per estranei.

Chi è più a rischio?

Le persone che soffrono di malattie autoimmuni hanno alcuni elementi in comune:

• Una predisposizione alla protezione degli altri.

• La propensione a reprimere le proprie esigenze, dando la precedenza ai bisogni altrui.

• La tendenza all’adeguamento alla norma.

• Un eccessivo senso della responsabilità e del dovere.

• La fatica a dire no.

• La repressione delle proprie emozioni.

• L’abitudine al sentirsi responsabili dello stato d’animo altrui.

• L’inclinazione al compiacere l’altro.

Come per altro afferma il medico canadese Gabor Matè, noto per la sua grande esperienza nel campo delle dipendenze, del trauma e dello sviluppo infantile.

L’autore ci aiuta a capire come la repressione delle emozioni giochi una parte importante nella partita delle malattie autoimmuni. Matè parla di “personalità della malattia”, tipica degli individui eccessivamente altruisti, incapaci di definire confini e più a rischio di patologie croniche.

Il ruolo delle emozioni e dei pensieri

I nostri pensieri e le nostre emozioni sono in grado di migliorare o ridurre la produzione di neurotrasmettitori, andando a modificare i loro equilibri biochimici, con conseguenze sull’attività delle cellule immunitarie.

Mentre le emozioni positive tendono a migliorare la risposta immunitaria, quando proviamo emozioni negative e viviamo un trauma emotivo o fisico rilasciamo cortisolo, che nel tempo ci espone all’attacco di agenti patogeni e al rischio di malattie, con effetti negativi anche sulla capacità di riparare i danni a carico del DNA.

image
Dott.ssa Patrizia Borrelli, piscologa

Lo stress cronico

Quando il nostro organismo è costretto a vivere in una condizione di allarme persistente, il sistema immunitario viene sollecitato ad attivarsi, andando in contro ad un suo indebolimento e ad un aumento dello stato di infiammazione dell’intero organismo.

Motivo per il quale si sospetta che lo stress cronico possa costituire un fattore di rischio oncologico, contribuire negativamente sulla prognosi, con un aumento della probabilità di metastasi.

Essere costantemente in ansia provoca un’iperproduzione di citochine, a causa dello stretto collegamento fra pensieri, sistema neurovegetativo e attività immunitaria proinfiammatoria, con il rischio di scivolare in una condizione chiamata “sickness sindrome”.

È nota da anni una maggiore frequenza delle malattie autoimmuni fra le donne (Bernadine Healy,1991) in una percentuale del 80% riconducibile al diverso assetto ormonale, a una maggiore esposizione alle pressioni sociali, ad un maggior carico di lavoro e alla presenza nel corredo genetico di due cromosomi x, che raddoppierebbe il rischio di avere linfociti più attivi e aggressivi.

Cosa fare in caso di stress

Se su alcuni fattori che concorrono alle malattie autoimmuni, come la predisposizione genetica e il genere non possiamo fare nulla, su altri come lo stile di vita e la gestione dei livelli di stress possiamo lavorare.

È importante cercare di riacquistare un senso di connessione con noi stessi, dedicandosi a tecniche corporee quali yoga, mindfulness, esercizi di respirazione.

• Fare attività fisica regolare.

• Lavorare all’espressione autentica delle emozioni.

• Dedicarsi ad attività piacevoli, come leggere un libro, guardare un film o fare una camminata nella natura.

• Imparare a mettere confini.

• Mantenere abitudini alimentari sane.

• Dormire un numero sufficiente di ore per notte.

• Concedersi il diritto di dire no.

• Curare le relazioni sociali e affettive.

Soprattutto nelle situazioni in cui il livello di sofferenza è profondo, è importante rivolgersi ad uno specialista della salute mentale, con il quale lavorare all’accettazione della malattia, all’individuazione delle proprie risorse personali e all’acquisizione di un senso di maggiore sicurezza interiore.

Articolo a cura della Dott.ssa Patrizia Borrelli, Psicologa Psicoterapeuta Sistemico Relazionale di Milano.

Articoli correlati

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Ultimi articoli