La falsa separazione: perché allontanarsi non significa essere liberi

Ci sono figli che lasciano presto la casa dei genitori, cambiano città, costruiscono una propria famiglia e riducono al minimo i contatti con le proprie origini. Dall’esterno sembrano persone finalmente autonome. Ma la distanza coincide davvero con una sana separazione?
Nella nostra esperienza clinica osserviamo spesso una realtà diversa. A volte ciò che appare come indipendenza rappresenta invece un tentativo di proteggersi da relazioni vissute come troppo intense, dolorose, conflittuali, emotivamente faticose. È ciò che in psicoterapia definiamo taglio emotivo.

Che cos’è il taglio emotivo?

Il taglio emotivo rappresenta un tentativo di regolare una sofferenza personale e relazionale attraverso la distanza. La persona si convince che, riducendo I contatti o interrompendo la relazione, riuscirà a stare meglio. In realtà, la relazione si interrompe sul piano esterno, ma continua ad agire internamente. Il problema non viene elaborato: viene semplicemente spostato. Si diminuiscono o interrompono i contatti, si evitano alcuni argomenti, ci si convince che il passato appartenga ormai a un’altra vita. La distanza offre una tregua emotiva immediata, ma raramente modifica il modo in cui quella relazione continua ad abitare il nostro mondo interno.

Il taglio emotivo non coincide con una sana separazione evolutiva.

Gregorini e coll
In foto gli psicoterapeuti Dott.ssa Giulia Gregorini e Dott. Francesco Giuseppe Capuozzo

Taglio emotivo o separazione evolutiva?

La separazione sufficientemente sana richiede un lavoro emotivo. Significa poter riconoscere la propria famiglia per ciò che è stata, con le sue risorse e i suoi limiti, senza restarne prigionieri e senza doverla rinnegare.

Il taglio emotivo evita questo processo: non modifica il modo in cui siamo legati all’altro, ma tenta di eliminare l’altro dalla propria esperienza. È una differenza sostanziale: nella separazione il legame evolve, nel taglio emotivo rimane immutato, anche se nascosto. E ciò che non viene trasformato tende a ripresentarsi.

Il taglio è un tentativo di regolazione emotiva e relazionale che raramente rimane confinato alla famiglia d’origine. Può riemergere nella coppia, attraverso la difficoltà a condividere la propria vulnerabilità o la tendenza a vivere ogni conflitto come una minaccia. Può comparire nelle amicizie, interrompendo relazioni importanti davanti alle prime delusioni. Può manifestarsi anche nel lavoro, rendendo difficile la collaborazione continuativa. Lo scenario cambia ma il copione si ripete.

Come si manifesta il taglio emotivo nella vita quotidiana?

Sul piano individuale il taglio emotivo può manifestarsi attraverso alcuni segnali, tra cui:

  • Difficoltà a chiedere aiuto anche quando se ne avrebbe bisogno.
  • Bisogno eccessivo di autosufficienza.
  • Paura della dipendenza affettiva.
  • Difficoltà a fidarsi profondamente degli altri.
  • Tendenza a interrompere le relazioni davanti ai conflitti.
  • Forte disagio nell’esprimere vulnerabilità, rabbia o bisogno.
  • Senso persistente di solitudine pur essendo circondati da persone.
  • Oscillazione tra ricerca intensa di vicinanza e improvvisi allontanamenti.

Il progetto dei gruppi psicoterapeutici

È proprio all’interno del progetto psicoterapeutico “Il processo di svincolo dalla famiglia d’origine nei giovani con DDP”, ideato e condotto dagli psicoterapeuti Dott.ssa Giulia Gregorini e Dott. Francesco Giuseppe Capuozzo, articolato in due gruppi paralleli dedicati ai giovani adulti con Disturbi di Personalità e ai genitori di giovani come le medesime caratteristiche cliniche, che questi nodi diventano affrontabili.
È possibile osservare il modo in cui una separazione incompiuta attraversa le generazioni. Si evidenzia come il taglio emotivo costruito da un genitore con la propria famiglia d’origine possa riapparire, anni dopo, in particolare nella relazione con i figli. Talvolta sotto forma di distanza, altre volte attraverso il suo opposto: una vicinanza così intensa da rendere difficile ogni passaggio di autonomia.
Sono esiti diversi di una medesima difficoltà: trasformare il legame senza doverlo interrompere.

Il progetto terapeutico è orientato dalla profonda convinzione che lo svincolo non consiste nell’allontanarsi dalla propria famiglia, ma nel costruire una persona adulta all’interno dei propri legami, modificando il modo di abitarli.

Perché la libertà non nasce dal prendere le distanze.

Nasce quando possiamo rimanere in relazione senza perdere noi stessi.


Articolo a cura della Dott.ssa Giulia Gregorini, psicoterapeuta e del Dott. Francesco Giuseppe Capuozzo, psicoterapeuta.

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