Una collaborazione internazionale guidata dalla Rutgers University ha isolato 36 geni che aumentano il rischio di disturbo ossessivo compulsivo (DOC) e di disturbi cronici da tic. Secondo Gary Heiman e Jay Tischfield – senior coauthors dello studio – si tratta della descrizione biologica più dettagliata finora realizzata dei meccanismi alla base dello sviluppo di queste condizioni, e delle possibili strategie per trattarle in futuro.
Pensieri intrusivi, comportamenti ripetitivi, attitudine sociale ossessiva sono tra i sintomi tipicamente manifestati dai soggetti affetti da un disturbo ossessivo compulsivo (DOC); movimenti impulsivi o vocalizzazioni ripetute e improvvise, difficili se non impossibili da controllare, sono comportamenti spesso al di fuori del controllo di chi soffre di disturbi cronici da tic, come la sindrome di Tourette. Condizioni che interessano milioni di persone, spesso individuabili già dall’età infantile e che di frequente interessano le stesse persone o sono presenti in più soggetti all’interno dello stesso nucleo familiare.
Lo studio
Il lavoro dei ricercatori ha analizzato il DNA di quasi 4.000 persone a cui era stato diagnosticato il DOC, un disturbo cronico da tic come la sindrome di Tourette, oppure entrambe le condizioni. I ricercatori si sono concentrati sulle mutazioni rare in grado di alterare il funzionamento di geni coinvolti nella costruzione e nel funzionamento del cervello. Molti dei geni appena identificati sono condivisi tra disturbo ossessivo compulsivo e disturbo cronico da tic. I risultati contribuiscono a spiegare perché queste condizioni spesso si manifestino contemporaneamente nelle stesse persone e nelle stesse famiglie. A livello biologico, i disturbi sembrano coinvolgere molti degli stessi circuiti cerebrali.
«Questi geni non agiscono individualmente», ha spiegato Tischfield. «Agiscono all’interno di reti. E ora possiamo intervenire su intere reti, il che renderà più semplice progettare nuove terapie». Per individuare eventuali segnali nel DNA, gli scienziati hanno utilizzato il sequenziamento dell’intero esoma, una tecnica che analizza le porzioni dei geni che contengono le istruzioni necessarie all’organismo per produrre le proteine.
I ricercatori hanno confrontato le sequenze genetiche degli individui affetti con quelle dei loro genitori e di soggetti di controllo. In molti casi hanno identificato nuove mutazioni presenti nel bambino ma assenti in entrambi i genitori, contribuendo così a individuare i geni che probabilmente svolgono un ruolo nello sviluppo dei disturbi.
Outcome e fondamenta della ricerca
Secondo Jay Tischfield, professore emerito presso il Department of Genetics della Rutgers School of Arts and Sciences e senior coauthor dello studio, “In passato conoscevamo un paio di geni fortemente associati a queste condizioni, quindi c’erano poche opportunità per l’industria farmaceutica di sviluppare nuovi farmaci. Ora abbiamo più di 30 potenziali bersagli, e questo apre nuove possibilità per lo sviluppo di trattamenti“.
La ricerca “amplia drasticamente il catalogo dei geni di rischio condivisi, rivela connessioni biologiche con l’autismo e la schizofrenia e mette in evidenza i circuiti cerebrali che regolano il controllo degli impulsi, il movimento e la formazione delle abitudini”, nelle parole di Gary Heiman, altro autore del lavoro accademico e anch’egli professore presso il Department of Genetics della Rutgers. “Questo studio fa compiere un vero passo avanti al settore. Ora abbiamo un quadro molto più chiaro di ciò che causa questi disturbi e molte più direzioni di ricerca da seguire mentre lavoriamo allo sviluppo di trattamenti migliori”.
“Quando abbiamo iniziato a raccogliere questi campioni, 20 anni fa – continua, – non disponevamo ancora delle tecnologie rapide ed economicamente accessibili che abbiamo oggi. Le famiglie hanno partecipato perché volevano aiutare gli scienziati a comprendere queste condizioni. Ora, grazie alle moderne tecnologie di sequenziamento del genoma, quei campioni sono diventati incredibilmente preziosi”.
Molte di queste famiglie sono state coinvolte attraverso il New Jersey Center for Tourette Syndrome and Associated Disorders e altri programmi di ricerca in tutto il mondo. Il loro contributo ha permesso agli scienziati di costruire i grandi database genetici necessari per individuare mutazioni rare e identificare i geni coinvolti.

