Il Dott. Nicola Ursino, chirurgo ortopedico specializzato in chirurgia articolare protesica e responsabile dell’Unità Operativa di Chirurgia Articolare Sostitutiva e Chirurgia Ortopedica C.A.S.C.O. presso l’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano, spiega come la chirurgia dell’anca e del ginocchio sta evolvendo grazie al protocollo Fast Track, un approccio innovativo che migliora significativamente l’esperienza e il recupero post-operatorio del paziente.
Che cos’è esattamente il protocollo Fast Track e come ha cambiato l’approccio alla chirurgia protesica?
Il protocollo Fast Track è un approccio moderno, integrato e multidisciplinare alla chirurgia protesica, che mira a ridurre i tempi di degenza e ottimizzare il recupero funzionale. Non si tratta solo di “velocizzare” il processo, ma di renderlo più efficiente, sicuro e centrato sul paziente. Il protocollo si basa su tre fasi fondamentali: pre-operatoria, intra-operatoria e post-operatoria precoce. Ogni fase è pensata per ridurre lo stress chirurgico, il dolore e le complicanze, favorendo una ripresa più rapida e autonoma.
Qual è il ruolo della fase pre-operatoria in questo modello?
La fase pre-operatoria è assolutamente cruciale. Inizia con una valutazione approfondita durante la visita ortopedica, in cui non solo si pianifica l’intervento, ma si analizzano anche eventuali comorbidità del paziente che possono influire sul decorso post-operatorio. Parliamo, ad esempio, di anemia, diabete, patologie metaboliche, disfunzioni cardiache o respiratorie. Identificare e, quando possibile, ottimizzare queste condizioni prima dell’intervento significa ridurre i rischi intra e post-operatori, ma anche migliorare la preparazione psicologica del paziente, che si sente seguito e informato. Questo è un aspetto spesso sottovalutato, ma fondamentale.

Durante l’intervento, cosa cambia rispetto alle tecniche tradizionali?
L’aspetto intra-operatorio è il cuore tecnico del protocollo. Grazie all’evoluzione delle metodiche chirurgiche, oggi possiamo adottare approcci “tissue sparing”, ovvero di risparmio tissutale. Questo significa ridurre al minimo il danno ai muscoli e ai tessuti molli circostanti. Un impianto protesico ben posizionato e una chirurgia meno invasiva si traducono in meno dolore post-operatorio, minore sanguinamento e tempi di recupero più brevi. Inoltre, l’utilizzo di protocolli anestesiologici specifici e il controllo emostatico intra-operatorio contribuiscono a stabilizzare rapidamente il paziente.
E nel post-operatorio immediato? Qual è la strategia?
Il punto di forza del protocollo Fast Track è la riabilitazione precoce. Già nelle primissime ore dopo l’intervento, il paziente viene incoraggiato a sedersi, alzarsi in piedi e camminare con supporto, naturalmente in sicurezza. Questo ha un impatto molto positivo anche sul piano psicologico: il paziente si sente attivo, partecipe e motivato. Parallelamente, viene garantito un supporto farmacologico mirato, con analgesici e antinfiammatori dosati in modo personalizzato per contenere il dolore senza sedare eccessivamente. L’obiettivo è favorire l’autonomia il prima possibile, evitando il più possibile l’immobilizzazione prolungata, che aumenta il rischio di complicanze tromboemboliche o di decondizionamento muscolare.
Degenza ospedaliera ridotta: fino a che punto?
Con il protocollo Fast Track, il paziente può essere dimesso in soli 2–3 giorni, se non già dopo 24–48 ore nei casi più favorevoli. Ovviamente, tutto dipende dallo stato generale, dall’età, dalla presenza di un supporto familiare e dalla disponibilità di strutture riabilitative sul territorio. Per pazienti giovani e autonomi, è possibile rientrare a casa e proseguire con la riabilitazione ambulatoriale. In altri casi, si opta per un ricovero in centri specializzati nella riabilitazione protesica, dove i tempi possono essere un po’ più lunghi, ma sempre all’interno di un percorso strutturato, protetto e condiviso.
In sintesi: quali sono i principali benefici del Fast Track per il paziente?
Il paziente beneficia di un recupero più rapido, di una minore esposizione al dolore e alle complicanze post-chirurgiche e di un coinvolgimento attivo nel percorso di cura. È una chirurgia moderna, in cui la tecnica operatoria, la gestione medica e il supporto riabilitativo lavorano insieme per offrire un’esperienza più umana, efficace e sostenibile.
In definitiva, il Fast Track non è solo un protocollo, ma una nuova visione della chirurgia protesica.

