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Il terribile infortunio alla caviglia subito da Jamal Musiala durante la sfida tra PSG e Bayern Monaco ha fatto tremare tifosi e giocatori, specialmente dopo le immagini impressionanti della caviglia completamente ruotata. Tuttavia, le prime valutazioni mediche, seppur gravi, offrono un piccolo sospiro di sollievo: Musiala ha riportato la frattura del perone e danni ai legamenti, ma la tibia è rimasta intatta.
Le parole dell’esperto
A spiegarne l’importanza è il professor Alessandro Massé, direttore della clinica di Ortopedia presso l’Ospedale Città della Salute di Torino: “La situazione è seria, ma il fatto che sia interessato solo il perone è un aspetto positivo. Questo osso ha infatti una capacità di guarigione più rapida rispetto alla tibia, che renderebbe il recupero ben più complicato. Inoltre, non sembra coinvolta la cartilagine della caviglia, e questo è un altro elemento favorevole in termini di prognosi”.
Le immagini dell’incidente hanno scioccato tutti, in particolare Gianluigi Donnarumma, visibilmente scosso dopo lo scontro. Il professor Massé spiega che l’accaduto è dovuto a un ‘trauma in pronazione’: “La caviglia ha subito una rotazione innaturale, che ha causato la frattura del perone e una lussazione. A differenza di articolazioni più mobili come la spalla, la caviglia è molto stabile: per dislocarsi, deve rompersi almeno una delle ossa che la tengono in sede, in questo caso il perone”.
Il lungo cammino per Musiala verso il rientro
Nonostante l’assenza di danni alla tibia, il percorso di Musiala sarà comunque lungo e complesso. Massé stima una tempistica di recupero tra i 4 e i 6 mesi: “La frattura del perone si consolida in circa due mesi, ma la vera sfida è ripristinare la piena funzionalità della caviglia. I legamenti lesionati possono guarire spontaneamente, ma spesso, per atleti di questo livello, si interviene chirurgicamente. La difficoltà maggiore non è tanto la frattura ossea, quanto i danni ai legamenti e alla capsula articolare”.
Il momento dell’intervento dipende dallo stato dell’articolazione: “Se la caviglia è molto gonfia, bisogna attendere che l’edema si riduca, anche per 10-15 giorni. Solo allora si può procedere all’operazione, che consiste nel fissare il perone con una placca e viti, mentre i legamenti vengono ricuciti con punti di sutura”.
Dopo l’intervento, il piede non può essere caricato per almeno 40-60 giorni. Solo successivamente si avvia il programma riabilitativo: ginnastica in acqua, linfodrenaggi, mobilizzazioni e lavoro specifico per ristabilire la mobilità e la propriocettività dell’articolazione, fondamentali per un ritorno ad alte prestazioni.
“In seguito a traumi di questo tipo – conclude Massé – la caviglia tende a irrigidirsi. Servirà tempo e pazienza per recuperare totalmente, soprattutto per un atleta che basa gran parte del suo gioco su agilità e rapidità”.

