Screening ancora troppo bassi, soprattutto al Sud. Serve più sensibilizzazione e innovazione
In Italia ogni 25 minuti una persona muore di tumore del colon-retto, una delle neoplasie più diffuse e letali se non diagnosticata in tempo. “Aumentare la partecipazione agli screening sarà una priorità del nostro triennio”, afferma Giuseppe Galloro, professore di Chirurgia generale all’Università Federico II di Napoli e nuovo presidente della SIED – Società Italiana di Endoscopia Digestiva.
Tumore al colon-retto tema del Corso nazionale SIED
Il tema sarà al centro del Corso nazionale SIED, in programma a Palermo dal 22 al 24 ottobre, con la partecipazione di esperti italiani e internazionali, tra cui Yutaka Saito del National Cancer Center Hospital di Tokyo, punto di riferimento mondiale per la diagnosi precoce dei tumori intestinali.
La situazione in Italia
Ogni anno in Italia si registrano circa 50 mila nuovi casi di tumore del colon-retto, con una mortalità del 46% (23 mila decessi). Eppure la prevenzione funziona: la colonscopia di screening riduce la mortalità di una percentuale intorno al 50%, ma le adesioni restano troppo basse.
Secondo il GISCoR (Gruppo Italiano Screening tumori colorettali), l’efficacia dei programmi di reclutamento raggiunge il 97% al Nord, il 93% al Centro e appena il 45% al Sud. Anche l’adesione reale è disomogenea: 46% al Nord, 30% al Centro e solo 20% nel Mezzogiorno, con Sicilia e Calabria in coda.
La strategia della SIED
“La cultura della prevenzione in Italia è ancora debole – spiega Galloro –. Serve un grande sforzo di sensibilizzazione, a partire dai più giovani, per diffondere l’abitudine allo screening e salvare vite”.
La SIED punta inoltre su nuove tecnologie e collaborazioni internazionali per migliorare diagnosi e trattamenti. “Oggi molti centri italiani – conclude Galloro – dispongono di strumenti e competenze di altissimo livello. Dobbiamo far sì che sempre più persone ne beneficino in tempo”.

