Prendersi cura dei propri denti significa spesso prevenire problemi che iniziano in modo silenzioso ma possono diventare molto seri nel tempo. È questo il tema della nuova puntata di QUI Talk, nella quale Rosanna Piturru ha intervistato il Dott. Guido Picciocchi, odontoiatra esperto in estetica e riabilitazione dentale, e dove viene affrontato un argomento ancora poco conosciuto: l’erosione dentale.
Una condizione molto più diffusa di quanto si pensi: “L’erosione dentale è un tema molto sottovalutato anche dai pazienti, proprio perché spesso ci si arriva quando è troppo tardi”. Eppure, i numeri raccontano una realtà sorprendente: circa 30 milioni di persone sono interessate da questo problema.
Un fenomeno diffuso già nei più giovani
L’erosione dentale non riguarda solo l’età adulta, ma può manifestarsi molto presto: “Ci sono statistiche che mostrano tre categorie principali. Un’erosione giovanile nei bambini tra il 20 e il 50%. Nei giovani adulti tra i 18 e i 35 anni coinvolge circa il 35%, ma il 20% ha già un danneggiamento dello smalto. Nell’età adulta arriviamo al 40%, quindi quasi una persona su due”.
Numeri che dimostrano quanto il fenomeno sia esteso e quanto sia importante intervenire precocemente, prima che il danno diventi evidente.
Le cause dell’erosione dentale
Ma cosa provoca realmente l’erosione dei denti? “L’erosione ha fondamentalmente due tipi di cause, anzi tre: una causa erosiva chimica e una causa abrasiva”. Le erosioni chimiche possono essere di origine interna o esterna: “Un esempio di causa endogena è il reflusso gastrico, spesso legato allo stress. Nei casi più estremi, come nella bulimia, vediamo denti completamente consumati sul palato”.
In altri casi il problema nasce da abitudini quotidiane: “Ci sono anche erosioni chimiche dovute all’alimentazione, come chi consuma spesso limone o cibi molto acidi”. Accanto a queste esistono le erosioni abrasive, legate a comportamenti meccanici: “Pensiamo al bruxismo, che interessa tra il 20 e il 30% della popolazione. Oppure a piccole abitudini come mordere le penne. Anche alcuni lavori odontoiatrici ripetuti nel tempo possono contribuire a consumare gradualmente il dente”.
Infine, può entrare in gioco anche la malocclusione: “Se i denti sono storti o uno tocca più degli altri, durante la notte il nostro corpo tende a consumare quel dente”.
I campanelli d’allarme da non sottovalutare
L’erosione dentale non è solo un problema estetico. Può provocare sintomi che incidono sulla qualità della vita: “Il primo campanello d’allarme è la sensibilità ai denti, soprattutto al freddo. Poi si può notare che i denti diventano più corti”.
Ma non è tutto: “Un altro sintomo riguarda l’articolazione temporo-mandibolare: può comparire un dolore sordo vicino all’orecchio, mal di testa al risveglio o tensioni cervicali”.
Il dottor Picciocchi racconta anche un’esperienza personale: “Io stesso ne ho sofferto: avevo un precontatto dentale, bruxismo molto forte e delle cervicali intensissime. Sono arrivato a svegliarmi con un dito intorpidito a causa della tensione muscolare”.
Bite e ricostruzione: come si cura l’erosione dentale
La prima fase della terapia è ristabilire la posizione corretta della bocca: “Bisogna ritrovare quella che chiamiamo la posizione di comfort del paziente”. Per farlo si utilizzano esami specifici e il lavoro di diversi specialisti: “Studiamo l’articolazione con ecografie dei condili e analizziamo le tensioni muscolari”.
Il primo strumento terapeutico è spesso il bite: “Il bite è come un apparecchietto invisibile che funziona da tampone. Deve essere studiato con precisione e non può essere messo a caso”. Questo dispositivo permette di capire come reagisce il paziente e qual è la posizione corretta dei denti: “Se il paziente sta meglio, abbiamo centrato il punto”.
La fase ricostruttiva: ricreare il dente originale
Quando il danno è più avanzato, si passa alla fase ricostruttiva: “Significa aggiungere dei piccoli pezzi di dente sopra i denti naturali alla dimensione corretta”. La tecnologia digitale oggi gioca un ruolo fondamentale: “Lavoriamo con scanner digitali da nove anni. Registriamo con lo scanner l’altezza trovata con il bite e ricostruiamo i denti al computer”.
Questo permette una precisione estremamente elevata: “I nuovi denti devono essere identici alla posizione studiata, altrimenti rischiamo di ricreare il problema”. Per la ricostruzione si possono utilizzare materiali diversi: “Abbiamo materiali più morbidi, come compositi e resine, e materiali più duri come la ceramica”.
La scelta dipende dal tipo di paziente: “Oggi esistono compositi molto evoluti: abbastanza resistenti da non consumarsi subito, ma non troppo duri da creare nuove tensioni”.
Prevenzione: la visita che può fare la differenza
Il consiglio finale del dottor Picciocchi è semplice, ma fondamentale: “Bisogna fare una visita anche quando si pensa di non avere problemi”. Le statistiche parlano chiaro: “Il 50% delle persone presenta un’erosione dentale in età adulta”.
Intervenire presto può evitare trattamenti molto più complessi in futuro: “Si può intervenire con un bite, con faccette additive in composito oppure con ortodonzia, che oggi può essere anche invisibile”.

