Restituire luce e vitalità allo sguardo, tra medicina estetica e chirurgia – Dott.ssa Tiziana Lazzari

Tiziana Lazzari, dermatologa, medico e chirurgo estetico, spiega alcuni dei trattamenti più efficaci a disposizione, anche senza ricorrere al bisturi.

Lo sguardo è la parte del viso che più di ogni altra racconta il tempo: basta un velo di stanchezza, una palpebra che cede, una piccola ombra per cambiare l’espressione e togliere luce al volto. Restituirgli vitalità, però, non significa per forza ricorrere al bisturi. Tiziana Lazzari, dermatologa, medico e chirurgo estetico con oltre trent’anni di esperienza, accompagna i suoi pazienti in un percorso su misura tra blefaroplastica, tecniche non invasive e protocolli di medicina estetica avanzata, pensati per riaccendere la luminosità e la freschezza dello sguardo con equilibrio e naturalezza.

In quali casi suggerisce la blefaroplastica rispetto ai trattamenti non chirurgici per ringiovanire lo sguardo?

La blefaroplastica è indicata quando si verificano eccessi cutanei delle palpebre superiori o inferiori, borse adipose o ptosi che compromettono l’apertura visiva o l’armonia estetica del volto. È spesso la soluzione più duratura quando i segni strutturali sono marcati e non correggibili con filler o radiofrequenza. Tuttavia, quando le problematiche sono più leggere o iniziali – come una lieve lassità, piccole borse o pelle poco tonica – propongo trattamenti innovativi di medicina estetica, che possono ritardare l’intervento chirurgico o conservarne i risultati più a lungo.

Quali sono oggi i trattamenti non invasivi più efficaci per restituire luce allo sguardo, senza ricorrere al bisturi?

Esistono diverse opzioni terapeutiche che utilizzo nel mio studio. Ad esempio, la radiofrequenza con trattamenti specifici per la zona occhi, per stimolare il collagene e migliorare la tonicità della pelle; fili di sospensione e biostimolanti, utili per sostenere i tessuti e attenuare la lassità dei tessuti perioculari. Non solo: filler mirati con acido ialuronico per correggere depressioni o volumetrie alterate attorno al contorno occhi, biorivitalizzazione e trattamento con plasma ricco di piastrine, che stimolano la rigenerazione dei tessuti e migliorano la qualità della pelle. Quando personalizzati, questi trattamenti consentono di migliorare visibilmente la compattezza e la vitalità dello sguardo, riducendo al minimo i tempi di recupero.

Quanto può spingersi la medicina estetica di ultima generazione prima che diventi necessario un intervento chirurgico?

I fattori determinanti sono l’elasticità cutanea residua, la gravità della ptosi, la quantità di tessuto adiposo in eccesso e spessore della cute. Se l’eccedenza di pelle è importante o le strutture anatomiche presentano cedimenti marcati, l’efficacia dei trattamenti non chirurgici sarà ovviamente limitata. Inoltre, ogni trattamento ha un potenziale, ma non può spostare strutture profonde o correggere determinate deformità. Per questo è fondamentale una valutazione clinica approfondita per capire se l’approccio conservativo sia sufficiente o se sia più indicato intervenire chirurgicamente.

In caso di ricorso alla blefaroplastica, quali sono i tempi medi di recupero? E cosa devono aspettarsi i pazienti?

Il decorso postoperatorio è relativamente rapido: gonfiore e lividi possono durare pochi giorni e già dopo una settimana molti pazienti riacquistano un aspetto naturale. È però importante evitare sforzi, sole diretto e massaggi precoci. I risultati definitivi 21 emergono dopo qualche mese, quando i tessuti si stabilizzano. È mia prassi informare sempre i pazienti che l’effetto si conserva nel tempo, ma con il passare degli anni è possibile che piccoli ritocchi estetici si rendano necessari per mantenere il risultato.

Quanto incide lo stile di vita, la qualità del sonno, l’alimentazione, la protezione solare nella durata del risultato estetico?

Uno stile di vita sano non solo incide sul risultato, ma è fondamentale. Un buon riposo, una dieta ricca di antiossidanti, una rigorosa protezione dai raggi solari e la gestione dello stress sono pilastri che supportano qualsiasi intervento chirurgico o medico. Se il paziente non mantiene buone abitudini, i risultati svaniscono più in fretta. Per questo, nei miei protocolli, raccomando sempre un piano integrato che include anche indicazioni dermocosmetiche e stili di vita sani.

Quando è davvero il momento di intervenire? Conta di più l’età anagrafica o i segni che il tempo ha lasciato sul volto?

Non esiste un confine rigido. Come sempre, ogni caso è unico e sta allo specialista valutare quando è il momento giusto per proporre una terapia. Ad esempio intervenire prematuramente è un approccio errato se i tessuti non mostrano ancora cedimenti evidenti. Al contrario, agire troppo tardi può richiedere soluzioni più invasive. Per questa ragione valuto la soluzione più idonea caso per caso. D’altronde è più importante il grado di cambiamento rispetto all’età anagrafica. In molti pazienti di mezza età combinare trattamenti preventivi con interventi mirati consente di ottenere ottimi risultati che durano nel tempo.

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