L’intervista di Qui Salute Magazine a Valentina Leporati
Intervista all’influencer celiaca che ha fatto della sua malattia una vera e propria missione. Valentina Leporati vive con la celiachia dal 1989, ma ha trasformato quella che inizialmente vedeva come una difficoltà in una vera e propria missione. Dopo un’adolescenza di rifiuto, a 18 anni ha avviato la sua rivoluzione personale, imparando a cucinare e a divulgare la celiachia con orgoglio. Nel 2017 ha aperto “Valentina Gluten Free”, un laboratorio dove sforna delizie senza glutine, lattosio e molto altro, pensate per far sentire tutti inclusi. Con due libri di ricette all’attivo e una forte presenza mediatica, Valentina è oggi un punto di riferimento per la comunità celiaca in Italia. Ma conosciamo meglio la sua storia.
Valentina, la celiachia è una compagna con cui convivi da quasi tutta la vita. Come hai vissuto questa condizione durante l’infanzia e l’adolescenza?
Durante l’infanzia è stato semplice convivere con la celiachia, più che altro perché se ne occupavano i miei genitori e i miei nonni. Non avevo la percezione di quanto potesse essere complicato gestire la malattia. Con l’adolescenza le cose purtroppo sono cambiate perché mi trovavo sempre più spesso a dovermi interfacciare con la mia condizione e a doverla dichiarare, che era la cosa che mi pesava di più. Sia con gli amici che con i ristoratori, dovevo sempre far presente di essere celiaca e quindi dirottare ad esempio le prenotazioni per i compleanni nei luoghi dove io potessi mangiare qualcosa. Oppure pregare le persone intorno a me di stare attente. Questo mi metteva così tanto in difficoltà, che a un certo punto ho iniziato ad evitare, sbagliando, tutte le occasioni sociali che potevano mettermi in quella situazione. Mi sono chiusa tra le mura di casa dove sapevo che potevo star tranquilla. Quindi mi sono persa diverse esperienze che sono formative per tutti gli adolescenti, ed è stato un vero peccato.
Poi a un certo punto hai deciso di trasformare quello che consideravi un limite in un’opportunità.
A 18 anni è iniziata la mia rivoluzione, perché maturando ho capito che mi ero persa troppe cose che gli altri invece avevano fatto. Ho capito che questa malattia doveva diventare una mia particolarità, proprio come gli occhi verdi o i capelli rossi. Era una parte di me che dovevo accettare: non mi sarei più vergognata! Avendola sempre vissuta in modo così negativo, mi spaventava molto la reazione delle altre persone. Invece, nel momento in cui ho iniziato a parlarne con tranquillità e con conoscenza della malattia, negli altri ho visto curiosità e accoglienza piuttosto che pena o paura. Da lì ho iniziato a vivere la celiachia con curiosità: volevo saperne sempre di più, imparare a cucinare, parlarne con gli altri, scoprire nuovi posti dove poter mangiare! È stato un approccio che mi ha cambiato la vita.
Secondo te, quali sono i cambiamenti che dovrebbero essere attuati dal governo per far sì che la celiachia non sia più una discriminante?
Ci sono tanti cambiamenti che andrebbero fatti. Anche se le cose sono migliorate nel corso degli anni, ancora oggi mi trovo molto spesso ad affrontare delle situazioni che vivevo esattamente anni fa. Un esempio è l’impreparazione di alcuni ristoratori: ad oggi non è più accettabile, soprattutto per chi lavora nel settore alimentare. Io credo che da parte del Ministero della Salute dovrebbe esserci una normativa che detti le linee per una sicura ristorazione, che possa accogliere chi è affetto da celiachia. Ad oggi le diagnosi stanno aumentando e non si può rimanere ciechi davanti a tutto questo. Poi ci sono altre cose molto importanti da modificare, come la possibilità per le persone celiache di poter accedere ai concorsi per le forze armate, che ad oggi purtroppo ci escludono. Oppure l’abbattimento del divario tra uomini e donne per il Bonus Celiachia. Insomma, vorremmo essere tutelati e trattati come tutte le altre persone.
Quando hai aperto il tuo laboratorio “Valentina Gluten Free” nel 2017, quali sono state le sfide più grandi che hai affrontato?
La prima difficoltà è stata quella di non avere un budget per poterlo fare. Ho aperto con 5000 euro e il giorno dell’apertura ne avevo solo 27 sul conto. Poi in una piccola città (Sarzana, ndr), un prodotto definito ancora di nicchia: ero terrorizzata. Ci è voluto tanto coraggio e incoscienza per fare quello che ho fatto, ma ne avevo profondamente bisogno. Venivo da un periodo molto brutto della mia vita personale e sentivo che creare qualcosa che potesse essere utile agli altri, poteva aiutare anche me per stare meglio, nutrendomi del sorriso altrui. E poi ci sono stati i pregiudizi. All’inizio la scritta “senza glutine” sulla porta del negozio allontanava le persone, perché fino a non troppi anni fa evidentemente era sinonimo di “senza gusto” o “per malati”. Piano piano le persone si sono incuriosite – anche magari vedendomi sui giornali o in televisione – e si sono avvicinate al mio mondo, scoprendo che anche i cibi senza glutine possono essere buoni. E ad oggi io ho tantissimi clienti non celiaci che sono appassionati dei miei prodotti, ed è una cosa di cui vado davvero orgogliosa.
Ormai sei un vero e proprio punto di riferimento per la comunità celiaca in Italia. Lo avresti mai immaginato?
Onestamente non avrei mai pensato di fare tutto quello che ho fatto! Evidentemente essere stata la prima a parlare di celiachia in modo professionale e attento, ma anche autoironico e leggero a volte, ha fatto la differenza. Le persone mi scrivono e mi ringraziano per una ricetta che è riuscita, per aver dato una spinta positiva alla loro diagnosi appena arrivata. Oppure le mamme mi ringraziano perché fanno vedere i miei video ai figli celiaci e si sentono meno sole… tutte le cose di cui parlo sono state utili a qualcuno e questo è l’obiettivo che volevo raggiungere!
Hai qualche consiglio per chi è stato recentemente diagnosticato celiaco e si sente sopraffatto dalle limitazioni alimentari?
Ci tengo a dire loro che è normale sentirsi persi all’inizio perché la celiachia porta una totale rivoluzione delle abitudini, anche delle più basiche. Ciò che fa la differenza è lo spirito con cui facciamo le cose: senza sentirsi difettosi o sbagliati, ma semplicemente particolari! Se ci sono delle persone che ci fanno sentire di troppo non è un buon segno. Ecco, la celiachia aiuta anche a eliminare dalla nostra vita chi non è pronto ad accettare alcune limitazioni che la malattia porta. Il mio consiglio, quindi, è quello di provare ad affrontare la celiachia con uno spirito curioso. Ci vuole pazienza, ci saranno sempre delle situazioni frustranti che faranno soffrire, ma dalla volta dopo si vivranno con una nuova consapevolezza. L’ultimo consiglio è quello di studiare, informarsi ed essere preparati, perché la conoscenza significa indipendenza, significa libertà.

