PMA, quasi un neonato su 20 nasce grazie alla procreazione assistita: crescono anche i congelamenti degli ovuli

Nel 2024 sono stati 17.660 i bambini nati in Italia grazie alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), pari al 4,8% delle nascite complessive. In pratica, quasi un neonato su venti è venuto al mondo attraverso queste tecniche, su un totale di circa 370 mila nuovi nati registrati nel Paese.

Nello stesso anno è cresciuto anche il ricorso al congelamento degli ovuli per motivi non medici, con un incremento del 44% rispetto al 2023. I dati sono stati diffusi durante il primo congresso dell’Associazione Italiana Fertilità (Aife), occasione in cui è stato presentato il Manifesto Fertilità 2030.

L’obiettivo: spostare il focus dalla cura alla prevenzione

Il documento propone un cambio di approccio nelle politiche sanitarie, mettendo al centro la prevenzione, la diagnosi precoce, la preservazione della fertilità e misure di welfare dedicate alla salute riproduttiva.

“È necessario passare dalla gestione dell’infertilità già conclamata alla tutela preventiva della salute riproduttiva”, ha spiegato Laura Rienzi, presidente di Aife. “Informare in anticipo, individuare tempestivamente i fattori di rischio e facilitare l’accesso alle cure significa offrire alle persone maggiori possibilità di scelta, senza considerare la medicina della riproduzione come l’unica risposta al calo delle nascite”.

Procreazione medicalmente assistita sempre più centrale nel panorama delle nascite

Secondo Maurizio Guido, responsabile del Registro Nazionale PMA dell’Istituto Superiore di Sanità, la procreazione medicalmente assistita rappresenta ormai una componente stabile della natalità italiana e non più un fenomeno marginale.

Per questo, sottolinea Aife, diventa fondamentale utilizzare i dati raccolti per migliorare la programmazione sanitaria, favorire diagnosi più tempestive e ridurre le differenze territoriali che ancora oggi incidono sull’accesso ai trattamenti. Tra i punti chiave del Manifesto Fertilità 2030 c’è anche l’inserimento della salute riproduttiva nei programmi pubblici di prevenzione, considerando il ruolo di età, stile di vita, condizioni di salute e fattori ambientali nel preservare il potenziale riproduttivo.

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