Vitiligine, quali sono le cause e le possibili terapie?

Giornata Mondiale della Vitiligine: una luce sull’invisibile

Il 25 giugno di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Vitiligine, una data significativa non solo per sensibilizzare l’opinione pubblica su questa condizione della pelle, ma anche per commemorare la scomparsa di una delle star più iconiche, Michael Jackson, affetto da vitiligine. Questa malattia autoimmune, caratterizzata dalla perdita di pigmentazione della pelle, colpisce milioni di persone in tutto il mondo, senza distinzione di sesso o etnia.

Che cos’è la vitiligine?

La vitiligine è una malattia autoimmune che si manifesta con la comparsa di macchie bianche sulla pelle dovute all’assenza di melanina. Circa 100 milioni di persone in tutto il mondo ne sono affette, con una prevalenza dell’1% della popolazione globale. In Italia, si stima che tra 500 e 800 persone convivano con questa condizione. Le macchie possono comparire in qualsiasi parte del corpo, spesso sul viso, collo, mani e pieghe cutanee, ma anche su capelli e mucose.

Cause e fattori scatenanti

Come affermano gli esperti in Vitiligine e Psoriasi del Centro Medico Unisalus, “il colore dei capelli e della pelle è solitamente determinato dalla melanina. La vitiligine si manifesta quando le cellule che producono melanina muoiono o smettono di funzionare”. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, l’origine di questa patologia autoimmune non è chiara, ma potrebbe derivare “da una reazione eccessiva del sistema immunitario che, per errore, attacca le cellule (melanociti) responsabili della produzione del pigmento (melanina) che determina il colore naturale della pelle, causando così la formazione di macchie bianche (depigmentate) ben definite”. Inoltre, dall’Unisalus di Milano aggiungono che ci sono altri due possibili fattori che possono contribuire alla vitiligine: la predisposizione genetica e un evento scatenante come scottature solari, stress o esposizione a sostanze chimiche industriali.

L’impatto psicologico

Oltre ai sintomi fisici, la vitiligine può avere un significativo impatto psicologico. Le macchie bianche, in particolare su individui con pelle scura o durante l’estate, possono causare disagio sociale e una diminuzione dell’autostima. Pertanto, è cruciale il supporto psicologico per aiutare i pazienti a gestire le implicazioni emotive della malattia.

Sintomi e diagnosi

I sintomi causati dalla vitiligine, come riportato dall’ISS, includono scolorimento di aree della pelle, sbiancamento precoce o ingrigimento di capelli, ciglia, sopracciglia o barba (prima dei 35 anni), e perdita o cambiamento di colore della membrana che riveste la superficie interna dell’occhio (retina). Le zone più colpite sono dita e polsi, ascelle, contorno della bocca e degli occhi, inguine e genitali. Il bordo delle macchie può essere liscio o irregolare, contornato da un’area più scura, e se sotto la cute priva di melanina ci sono vasi sanguigni, le macchie possono tendere al rosa.

Quali terapie sono disponibili?

Le chiazze bianche causate dalla vitiligine sono di solito permanenti, anche se esistono trattamenti che possono migliorare l’aspetto della pelle e ripristinarne il colore. L’ISS sottolinea che “agli individui di pelle chiara basta evitare l’abbronzatura per rendere le macchie di vitiligine quasi impercettibili”. Attualmente, non esiste una terapia specifica e definitiva, come confermano i medici dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, ma ci sono diverse opzioni di trattamento.

Le linee guida europee per la cura della vitiligine indicano l’utilizzo di creme a base di corticosteroidi soprattutto nella fase attiva, quando compaiono le macchie nuove o si allargano. I cicli di terapia sono solitamente molto lunghi e quindi in zone più “sensibili” agli effetti collaterali del cortisone (come viso e genitali), viene consigliato l’uso di immunosoppressori topici. Mentre i corticosteroidi per bocca vengono prescritti solo per casi isolati ad insorgenza molto rapida e diffusa.
Accanto a queste strategie terapeutiche viene utilizzata la fototerapia con il compito di ripigmentare le lesioni, mentre l’intervento chirurgico – con il prelievo di aree di pelle pigmentata trasferite in zone depigmentate – è riservato alle forme segmentarie stabili da più di un anno.

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