La dermatite atopica e la prurigo nodularis sono due patologie cutanee che condividono un sintomo particolarmente invalidante: il prurito persistente. Un disturbo che, nei casi più gravi, compromette il sonno, le relazioni sociali e le attività quotidiane, incidendo profondamente sulla qualità della vita dei pazienti.
Per chi convive con queste malattie arriva ora una nuova opportunità terapeutica. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha infatti approvato la rimborsabilità di nemolizumab, farmaco biologico disponibile per il trattamento della dermatite atopica moderata-severa nei pazienti dai 12 anni in su candidati alla terapia sistemica e della prurigo nodularis moderata-severa negli adulti.
Due patologie accomunate dal prurito cronico
La prurigo nodularis è una malattia infiammatoria cronica caratterizzata dalla comparsa di noduli cutanei accompagnati da un prurito intenso e continuo. Colpisce soprattutto persone di mezza età, con una maggiore incidenza nelle donne, ed è frequentemente associata alla dermatite atopica. Oltre al prurito, provoca dolore, bruciore e formicolio, rendendo difficile lo svolgimento delle normali attività quotidiane.
La dermatite atopica, conosciuta anche come eczema, è invece una patologia infiammatoria cronica della pelle che interessa circa un adulto su dieci e un bambino su quattro. È caratterizzata da fasi di riacutizzazione con prurito intenso che induce il paziente a grattarsi, aggravando l’infiammazione e le lesioni cutanee.
Come agisce il nuovo farmaco
Secondo gli specialisti, entrambe le malattie derivano da un’alterazione dei meccanismi neuroimmunitari responsabili dell’infiammazione e del prurito. Nemolizumab è un anticorpo monoclonale che agisce bloccando il recettore dell’interleuchina-31, molecola considerata uno dei principali responsabili della comparsa e del mantenimento del prurito.
In questo modo il trattamento interrompe il cosiddetto “circolo vizioso” prurito-grattamento, riducendo sia il sintomo sia l’infiammazione cutanea. L’approvazione da parte di AIFA si basa sui risultati positivi degli studi clinici di fase III ARCADIA, dedicati alla dermatite atopica, e OLYMPIA, rivolti alla prurigo nodularis.
Benefici già nelle prime settimane
Nei pazienti con dermatite atopica moderata-severa, il farmaco, somministrato per via sottocutanea ogni quattro settimane insieme alla terapia topica standard, ha dimostrato di migliorare rapidamente prurito, lesioni cutanee e qualità del sonno rispetto al placebo. I primi benefici sul prurito sono stati osservati già nelle prime settimane di trattamento.
Risultati incoraggianti anche nella prurigo nodularis. Gli studi hanno evidenziato un miglioramento significativo del prurito, una riduzione delle lesioni cutanee e un recupero della qualità del sonno. Inoltre, la terapia è risultata ben tollerata e ha mostrato una risposta duratura nel tempo, con benefici mantenuti fino a circa due anni di follow-up.
Una qualità di vita spesso compromessa
Il prurito rappresenta il sintomo più difficile da sopportare per la maggior parte dei pazienti. Secondo i dati disponibili, l’87% delle persone con dermatite atopica indica proprio il prurito come il problema principale della malattia, mentre tre pazienti su quattro affetti da prurigo nodularis riferiscono un forte impatto sulla propria qualità di vita.
Alle conseguenze fisiche si aggiungono quelle psicologiche. Le lesioni cutanee, spesso localizzate in aree visibili del corpo, possono influire sull’autostima, favorire isolamento sociale e aumentare il rischio di ansia e depressione. Il continuo grattamento, inoltre, può provocare sanguinamenti e infezioni ricorrenti.
L’introduzione di nuove terapie biologiche come nemolizumab amplia dunque le possibilità di trattamento per i pazienti con forme moderate e severe, offrendo un’opzione mirata capace di controllare il prurito e migliorare in modo concreto la qualità della vita.

