Microplastiche nel sangue: chi ha avuto un infarto ne presenta quantità maggiori

Le microplastiche potrebbero rappresentare un nuovo elemento da tenere sotto osservazione nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. È quanto emerge da uno studio italiano pubblicato sull’European Heart Journal, che ha rilevato una presenza significativamente maggiore di queste particelle nel sangue delle persone colpite da infarto rispetto a chi soffre di patologie cardiache croniche o presenta coronarie sane.

I ricercatori precisano però che i risultati non dimostrano che le microplastiche siano la causa diretta dell’infarto. La ricerca mette in evidenza una forte associazione tra la loro presenza nel sangue e l’evento cardiovascolare, aprendo la strada a nuovi approfondimenti scientifici.

Microplastiche ovunque: dall’ambiente al nostro organismo

Le micro e nanoplastiche sono particelle di dimensioni estremamente ridotte, ormai diffuse praticamente ovunque: nell’aria, nell’acqua e in numerosi alimenti di uso quotidiano. Negli ultimi anni gli studiosi hanno iniziato a individuarle anche all’interno di tessuti e organi umani, alimentando i dubbi sui possibili effetti per la salute.

“Le micro e nanoplastiche sono presenti praticamente in ogni ambiente e sempre più spesso vengono rilevate anche nell’organismo umano”, ha spiegato Pasquale Paolisso, primo autore dello studio e ricercatore dell’Azienda ospedaliero-universitaria Sant’Andrea di Roma, sottolineando come la comunità scientifica stia cercando di comprenderne l’impatto sul sistema cardiovascolare.

Lo studio: coinvolti 61 pazienti, fumo e smog tra i principali fattori

La ricerca, condotta da un team della Sapienza Università di Roma insieme all’Università di Verona e all’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, ha analizzato 61 persone sottoposte a coronarografia per sospetto infarto. I risultati hanno mostrato che l’84,2% dei pazienti che avevano effettivamente subito un attacco cardiaco presentava microplastiche nel sangue prelevato dalle arterie coronarie o dai vasi periferici, una percentuale più che doppia rispetto agli altri partecipanti. Il materiale più frequentemente individuato è stato il polietilene, ampiamente utilizzato negli imballaggi e nei prodotti di consumo.

L’indagine ha inoltre evidenziato una correlazione tra la presenza di microplastiche, il fumo di sigaretta e l’esposizione all’inquinamento atmosferico. Nei fumatori, in particolare, la probabilità di trovare queste particelle nel sangue risultava circa sei volte superiore. Secondo gli esperti, il fumo e lo smog potrebbero facilitare l’ingresso delle microplastiche nel circolo sanguigno attraverso i polmoni. Come ribadito dal professor Emanuele Barbato, direttore dell’Unità di Cardiologia dell’Ospedale Universitario Sant’Andrea di Roma, i dati non dimostrano un rapporto di causa-effetto, ma confermano una significativa associazione tra esposizione ambientale, microplastiche nel sangue e malattie cardiovascolari.

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